Blitz contro la Vanella Grassi , i ‘segreti’ del clan nei pizzini di Angrisano

La verità della Vanella Grassi è tutta in quelle cifre. In quegli appunti dove sono scritti nomi e cognomi, somme da incassare e ‘vittime’ del racket. E’ contenuta nei pizzini sequestrati dal commissariato di Scampia tutta la contabilità della Vanella Grassi e gli affari di Alessio Angrisano, per un periodo reggente del clan nel lotto G prima del suo arresto. Il particolare è riportato nelle oltre mille pagine dell’ordinanza cautelare che la settimana scorsa ha disarticolato quello che era ormai divenuto ‘un mostro a tre teste’. Quattordici pizzini rinvenuti nell’abitazione di Villaricca dove Angrisano trascorreva la latitanza. Angrisano espresse tutti i suoi timori su questo punto in un colloquio intercettato in carcere con la convivente il 27 luglio del 2017. Angrisano esprime tutta la sua preoccupazione che da una perizia potesse risultare prova dell’associazione camorristica.«Io non la posso mai avere l’associazione». Sul primo rigo c’è scritto ‘Vel Niko Sp2000 Emilio’. Secondo gli inquirenti è quella la prova che che ‘Vel e Sp’ indicano spaccio nella Vela Celeste mentre per ‘Niko e Emilio’ si intendono rispettivamente Nico Grimaldi (un altro degli arrestati) e un altro soggetto.

Le tensioni rischiarono di spaccare la Vanella Grassi

Un clan retto da un triumvirato che non era immune a tensioni e frizioni interne. Tale appare la ‘Nuova Vanella Grassi’ nelle oltre mille pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Linda D’Ancona. Tensioni culminate nell’isolamento del gruppo di San Pietro a Patierno (guidato da Vincenzo Grimaldi) e nella formazione di un altro sottogruppo. Formazione avvenuta con l’avvicinamento degli Angrisano a Vincenzo Spera, l’ex affiliato ai Notturno a cui il fondatore della Vanella Salvatore Petriccione aveva affidato le chiavi del potere. Tutto è iniziato con l’insofferenza montante di Angelo Angrisano e dello stesso Spera nei confronti di Luigi Di Natale e Benito D’Alessio poi culminata con l’allontanamento di quest’ultimi (poi transitati nei Grimaldi) e nella chiusura delle loro piazze di spaccio.

Il progetto di azione armata a San Pietro contro i Grimaldi

Dopo la decisione di Petriccione di affidare le redini del suo sottogruppo a Spera viene rimarcato sempre più l’isolamento dei Grimaldi all’interno della Vanella Grassi. In particolare quello di D’Alessio visto da Salvatore Lamonica (vicino a Spera) come una vera e propria minaccia. Significativo un incontro in strada con Angelo Angrisano e Giuseppe Scarpellini in cui i ras più volte ribadiscono:«Tra di noi non li vogliamo. Se ne devono andare! Se ne devono andare! Io non li tengo proprio di fiducia!». Angrisano addirittura prospetta un raid armato a San Pietro presso una sala giochi, luogo di ritrovo abituale dei Grimaldi:«Cinque sei-botte nella sala giochi». A fermare i suoi propositi Spera che assicura che, in caso di presenza di persone non conosciute nella Vela, assicurerà una risposta armata.

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