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Camorra ‘stracciona’ al Cavone di piazza Dante, pusher costretto ad acquistare ‘a rate’ un giubbino

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Gli incassi erano pochi e i pusher non arrivavano a fine mese. Emerge anche questo nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare eseguita nei giorni scorsi contro le nuove leve del clan Lepre. Un esercito di pusher e centralinisti impegnato nelle consegne della droga a domicilio con gli affiliati che, con la ‘settimana’ che il clan passava, dovevano anche farsi le ricariche al cellulare.  L’episodio forse più emblematico del fallimento esistenziale di questa manovalanza è quello che vede protagonista Tommaso Angrisano. In una intercettazione del 6 gennaio 2024, in piena notte, discute con la moglie. Il tema non è il riciclaggio di milioni, ma i regali della Befana per i figli e un giubbino che hanno dovuto comprare a rate. L’uomo è frustrato e dice alla moglie che chiederà un aumento: «Ora dico a Ciro se mi aumenta… gli dico: sentite zio, fratello, portami a quattrocento euro». Quello che succede qualche settimana dopo è ancora più emblematico. Tommaso chiama nuovamente la moglie. Le confessa di aver ricevuto un’offerta di lavoro da un distributore di benzina. Un lavoro legale, pulito:«Sono 1. 200 / 1. 300 euro al mese… ma non me ne frega niente. Tanto è sempre lo stesso qui, 1. 200 / 1. 300 euro al mese».

Il blitz contro i Lepre del Cavone di piazza Dante

Il blitz è scattato qualche giorno fa quando sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, gli investigatori hanno dimostrato la perdurante operatività del clan Lepre anche all’indomani della morte del boss Ciro Lepre, quando le redini dell’organizzazione sono passate nelle mani di Salvatore Cianculli e Luigi Lepre. L’inchiesta ha svelato la parallela attività del gruppo dedito al narcotraffico che, nonostante i numerosi arresti subiti nel tempo, continuava a controllare la zona del Cavone, alle spalle di Piazza Dante. I fari delle forze dell’ordine si sono accesi in particolare su due frequentatissime piazze di spaccio. La principale era attiva in via Correra 236, nel cosiddetto “Fondaco San Potito e Fondaco Ragno”; la seconda, una sorta di succursale della prima, si trovava sempre in via Correra, al civico 113, ed era specializzata nello smercio di marijuana e hashish. Complessivamente l’inchiesta conta 54 indagati. Ai 12 destinatari della misura in carcere vengono contestate, a vario titolo, oltre 250 violazioni della legge penale: dall’associazione di stampo mafioso al traffico di droga, passando per estorsione, porto abusivo di armi, lesioni aggravate e l’accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di soggetti detenuti. Durante il blitz, scattato con il supporto dei reparti speciali, sono state eseguite numerose perquisizioni.

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