Una vicenda iniziata nel 2016, quando molte delle vittime erano poco più che adolescenti. Tra loro anche ragazzi fragili e persone con disabilità. Una storia complessa e dolorosa, che per anni è rimasta ai margini dell’attenzione pubblica e che oggi torna al centro con la sentenza pronunciata il 3 febbraio scorso. All’epoca dei fatti, alcune delle vittime avevano 15 o 16 anni. Secondo quanto emerso nel corso del procedimento, l’imputato avrebbe manipolato le menti delle persone coinvolte sfruttando la propria posizione e il ruolo ricoperto, approfittando di un rapporto di fiducia costruito nel tempo.
Nei giorni scorsi è arrivata la decisione del giudice. Maiello Domenico è stato riconosciuto colpevole dei reati a lui ascritti, con il riconoscimento delle aggravanti contestate ai capi D, E ed F. Le condotte sono state unificate nel vincolo della continuazione, individuando come più grave il reato di cui al capo D. Applicata la diminuente per il rito, l’imputato è stato condannato alla pena di 10 anni e 8 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali.
Il dispositivo prevede inoltre pene accessorie particolarmente rilevanti: interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, alla curatela e all’amministrazione di sostegno, interdizione dai pubblici uffici, sospensione dall’esercizio della professione o di incarichi nelle scuole o in uffici e servizi frequentati da minori, oltre all’interdizione legale e alla sospensione dell’esercizio della responsabilità genitoriale.
Per cinque anni dopo l’espiazione della pena sono state disposte ulteriori misure di sicurezza personali: restrizione dei movimenti e divieto di avvicinamento a luoghi frequentati da minori; divieto di svolgere attività lavorative con minori; obbligo di comunicare alle forze dell’ordine eventuali spostamenti.
Il tribunale ha inoltre condannato l’imputato al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili, da quantificarsi in separato giudizio, e al pagamento delle spese di costituzione.
Attualmente l’imputato si trova agli arresti domiciliari; la detenzione definitiva inizierà al termine dei gradi di giudizio previsti dalla legge.
Le parti civili sono assistite dagli avvocati Alessandra Pellegrino, Ilaria Criscuolo, Alessandro Orsi, Fabio Curcio e Leonardo Iovino, mentre l’imputato è difeso dall’avvocato Giovanni Cacciapuoti.
Nonostante la sentenza, tra le vittime resta una sensazione contrastante. Da un lato il riconoscimento giudiziario rappresenta una forma di validazione della sofferenza subita; dall’altro, permane la convinzione che una vicenda con un numero così elevato di persone coinvolte avrebbe meritato maggiore attenzione pubblica e mediatica.
Alcune delle vittime, pur scegliendo di non esporsi direttamente né rilasciare interviste, sottolineano l’importanza di non lasciare che la storia cada nell’oblio. Non si tratta di vendetta, ma di giustizia e riconoscimento per tutte le persone coinvolte. Una vicenda che riapre il tema della tutela dei minori e dei soggetti fragili, e che richiama alla necessità di vigilanza, responsabilità e maggiore attenzione sociale su casi che troppo spesso rischiano di passare in secondo piano.


