L’ombra del clan Mallardo sul mondo dell’ippica: “Un summit per truccare le corse”

Sullo sfondo una generica corsa di cavalli, nel riquadro il pentito Attilio Pellegrino

Una passione che è diventata business. Secondo il pentito Attilio Pellegrino, il clan Mallardo avrebbe, infatti, messo nel corso degli anni anche le mani nel settore delle corse ippiche. Il retroscena emerge nell’ultima ordinanza che ha portato al sequestro di 50 mln di euro di beni al noto imprenditore Carmine Maisto. Quest’ultimo, secondo il collaboratore di giustizia, infatti partecipò a quell’incontro (tenutosi tra il 1999 e il 2000, ndr). C’erano a quella riunione anche un noto fantino, imprenditori ed esponenti del clan Mallardo. La riunione si tenne a Licola a casa di un esperto del mondo dell’ippica. “Un fantino era andato da Carmine Maisto e gli aveva detto che i Casalesi stavano facendo grandi affari truccando le corse dei cavalli. Gli propose di fare la stessa cosa con i vertici del clan Mallardo. Si era messo a disposizione per partecipare con il clan alle corse truccate”.

Il retroscena sul summit

“Il fantino riferì che aveva la possibilità di contattare altri colleghi per vedere tra loro chi fosse interessato a truccare le gare in cambio di premi di produzione che sarebbero stati elargiti dal clan Mallardo”, racconta il pentito.Carmine Maisto nel corso della riunione ci disse che potevamo organizzare puntate vincenti sui cavalli – si trattava di corse al trotto – con diverse modalità: vincente, accoppiata e tris”, specificando che bisognava essere prudenti e scegliere una corsa per volta per non dare nell’occhio. In particolare sulla fattibilità dell’affare il pentito racconta che l’esponente del clan Mallardo si prese tempo per parlarne con i vertici: “Non so in che modo si è realizzato l’affare e quali corse siano state truccate. Gli ippodromi dove si dovevano tenere le gare truccate erano quelli di Napoli e Aversa“.