Gioacchino Amico, ex presunto esponente del clan Senese, sarebbe stato interessato a ottenere la gestione delle mense, del servizio di pulizia e della manutenzione del verde di cinque residenze sanitarie assistenziali riconducibili a un politico lombardo. Nel gennaio 2021, Amico è stato intercettato grazie a una cimice piazzata in un ufficio in provincia di Milano, mentre parlava con l’altro indagato, Francesco Berducci. Secondo la Procura di Milano, l’interlocutore di Amico sarebbe espressione della famiglia Senese nell’area lombarda; il 49enne si sarebbe messo a completa disposizione degli interessi della presunta alleanza tra camorra, ‘ndrangheta e Cosa Nostra.
Le intercettazioni: “Prendiamo tutte le cliniche del Senatore”
Gioacchino Amico: Domani, dopo domani ti vedi questo appuntamento con sto Amministratore Delegato e pure gli Ospedali Rsu prendiamo… Tutte le cliniche di X. il senatore X.
Francesco Berducci: Tu mi credi che questo qua cerca a uno…
G.A: Il senatore X. Fratelli d’Italia che abita qui ad A. … quello che era in Forza Italia che…
G.A: Le Rsu… che sono 5 e più grandi di Lombardia… che ti dirò gli impianti dove sono… Settimana prossima mi cedono servizio mensa.. mensa, pulizie e tutto quello che concerne la manutenzione del verde.
F.B: Eh… tu come lo vuoi fare? Tu?
G.A: Si… Ok
F.B: Come lo vuoi fare?
G.A: Io come lo voglio fare… la prendiamo noi come servizi integrati, prendiamo del personale rego..
All’epoca dell’intercettazione, il politico a cui si riferiscono Amico e Berducci non ricopriva alcuna carica dopo essere stato senatore: oggi è un eurodeputato di Fratelli d’Italia.
Il pentito Amico: ‘L’alleanza delle mafie esiste e volevano uccidermi’
“Sono perfettamente a conoscenza dei vari tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità, lo posso fare soltanto cambiando vita“. Così Amico ha ammesso di aver fatto parte del “sistema mafioso lombardo” decidendo poi di collaborare con la Dda di Milano nel marzo scorso.
Questo risulta dal suo primo verbale del 3 febbraio, depositato nel maxiprocesso Hydra di Milano. Davanti ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane, della Procura diretta da Marcello Viola, il pentito ha ricordato anche di essere stato in passato “coordinatore cittadino di Canicattì“.
“Voglio cambiare vita, chiudere con il passato e riabilitarmi con la società (…) ho peraltro iniziato un percorso di fede”. Ha detto che l’indagine Hydra: “Fotografa esattamente quello che è accaduto”. E ha voluto riferire di cose che “non sono emerse” e “ulteriori soggetti”. Le trascrizioni del verbale sono in gran parte coperte da “omissis”.
Alleanza camorra-mafie, i contatti del pentito con 2 parlamentari di Fratelli d’Italia


