Conte alla Camera parla del lockdown: “Parziale o totale a seconda della gravità”

I dubbi di Conte sul lockdown
I dubbi di Conte sul lockdowhn

“L’Italia è oggi in una situazione ben diversa rispetto a quella del mese di marzo, anche se anche questa situazione si sta rivelando molto critica”. Lo dice il premier Giuseppe Conte illustrando alla Camera il Dpcm del 18 ottobre. “Saremo pronti a intevenire nuovamente se necessario – assicura il presidente del Consiglio -. Siamo ancora dentro la pandemia e il costante aumento dei contagi ci impone di tenere l’attenzione altissima: stavolta però, forti dell’esperienza della scorsa primavera, dovremo adoperarci, rimanendo vigili e prudenti”.

I dubbi di Conte

“Solo per le scuole secondarie di secondo grado, sono previste modalità ancora più flessibili di organizzazione dell’attività didattica, e la ministra Azzolina presiederà perché questo avvenga, che contemplano ingressi degli studenti scaglionati, a partire dalle 9, con possibilità di ricorrere anche ai turni pomeridiani”, ha aggiunto il premier

Due le ipotesi: lockdown totale o paziale

Nei corridoi del Ministero della Salute, dove da giorni si invocano con forza interventi più rigorosi, c’è chi commenta: vedremo sabato o domenica se i nervi resteranno altrettanto saldi. Cosa succederà se il ritmo di crescita delle infezioni sarà simile a quello delle ultime settimane? Prendiamo come punto di riferimento la giornata del martedì: ieri sono stati contati 15.199 positivi (inutile dire che non sono mai stati così tanti), 127 decessi e siamo arrivati a 926 pazienti in terapia intensiva; una settimana fa erano stati 7.332, 43 i decessi e c’erano 539 pazienti in terapia intensiva; il martedì di due settimane fa avevano 3.678 nuovi casi, 31 decessi e 337 pazienti in terapia intensiva.

I tamponi eseguiti sono molti di più

In sintesi: ogni settimana i nuovi casi raddoppiano, significa a questo ritmo che martedì ci troveremo con 30mila nuovi positivi e almeno 1.200-1.300 pazienti in terapia intensiva. In sintesi: già tra sabato e domenica se l’Italia si troverà oltre 20mila casi in 24 ore, provvedimenti come il lockdown nazionale o la stretta di palestre e piscine potrebbero prenderebbero forza. In questo mare tempesta, inoltre, si aspettano le indicazioni del Comitato tecnico scientifico che però ieri pomeriggio è stato impegnato in una seduta di chiarimento interno, perché la spaccatura di domenica sul parere per palestre e piscine ha lasciato il segno. Per questo ora gli scienziati vogliono un chiarimento anche con il premier Conte, per definire meglio il loro ruolo.

«Non sono ancora andate a regime le disposizioni varate tre giorni fa!», sostengono da palazzo Chigi. Nel presentare le misure era stato lo stesso Conte domenica sera a parlare di «una settimana» prima di vedere i primi effetti delle restrizioni. Ciò non toglie che il governo di fatto spinge le regioni affinché possono procedano in autonomia con provvedimenti restrittivi a seconda dell’andamento del virus.

Le Regioni sul lockdown

La prima a farlo è stata la Campania, seguita da Piemonte, Lombardia e Lazio con Nicola Zingaretti che ieri ha firmato l’ordinanza che impone il coprifuoco dopo mezzanotte. Ogni presidente ha comunicato le misure che intende adottare al ministero degli Affari Regionali di Francesco Boccia e le coordina con il ministero degli Interni di Luciana Lamorgese e i rispettivi prefetti. Al Viminale ieri si è discusso anche della mobilità fra Regioni, ma ancora non sono state autorizzate chiusure.

Oltre ad autorizzare e sostenere questo “fai da te” regionale Conte non intende andare, almeno per il momento. Una posizione che nel governo non trova tutti concordi anche se nessuno si azzarda, ora, ad esprimere perplessità, mentre l’opposizione attacca e Pier Ferdinando Casini chiede di istituire «un tavolo permanente di maggioranza ed opposizione» dove confrontarsi.

Il ministro della Salute Roberto Speranza continua ad essere tra i più preoccupati.

A suo sostegno c’è il ministro Dario Franceschini con il collega della Giustizia, Alfonso Bonafede, sempre più convinto della necessità di chiudere. Sul fronte opposto, a sostegno della tesi che occorre «tutelare la salute ma anche l’economia» come ha detto Conte in Aula, i ministri Patuanelli e Gualtieri e anche il titolare dello Sport Spadafora che continua a difendere le palestre e i centri sportivi da possibili chiusure.

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