Cos’è il coronavirus, la malattia che sta spaventando il mondo: già 7 morti

Il virus cinese che sta spaventando il mondo «è un coronavirus, parente di quello della Sars. Dovrebbe avere l’80-90% del patrimonio genetico identico». Lo dice in due interviste a Repubblica e Stampa Giovanni Rezza, responsabile delle malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, con un ammonimento: «Dobbiamo evitare che arrivi da noi». I coronavirus, «famiglia di agenti patogeni che si trovano comunemente nel mondo animale», passano all’uomo solo con «un contatto diretto, non a caso ad ammalarsi sono stati i frequentatori di un mercato di esemplari vivi – spiega Rezza – Tra uomini, virus del genere passano attraverso la saliva che finisce nelle mucose di un’altra persona. Insomma ci vuole un contatto molto stretto».

Come proteggersi.

Per proteggersi e prevenire l’infezione «sono da evitare locali sovraffollati e lavarsi spesso le mani. Potrebbe essere considerato anche l’uso di mascherina. Ovviamente mi riferisco a chi va in quelle zone, perché da noi al momento non c’è alcun problema, niente da temere». Non è ancora chiara «l’aggressività clinica: sembra essere un coronavirus poco letale, ma occorre cautela, la gravità si capirà di giorno in giorno».

I sintomi.

Il virus provoca «polmoniti, quindi i malati hanno febbre elevata, tosse, malessere generale e difficoltà respiratorie» e non c’è un farmaco specifico: «il trattamento è sintomatico. Le persone fragili, che se contagiate possono andare incontro a situazioni critiche, hanno bisogno della terapia intensiva». Contro infezioni come queste si possono produrre vaccini, «ma ci vuole molto tempo per trovarli e poi produrli su larga scala». Sconsigliare i viaggi nella città cinese dei primi casi «è una norma di buonsenso che va combinata con un rafforzamento dei controlli sulle persone in arrivo da quelle zone»

Medico del tursimo: più contagioso della Sars.

«La situazione è in continuo divenire, ma l’impressione è che il nuovo coronavirus abbia un tasso di mortalità inferiore rispetto agli altri, Sars in primis, ma una maggior contagiosità. E questo è un bene, ma paradossalmente anche un male: la Sars era molto letale, ma era stato più facile contrastarla. Quando invece il tasso di mortalità è minore, l’infezione si diffonde più facilmente, può essere peggio». A commentare con l’Adnkronos Salute l’epidemia di 2019-nCoV partita dalla Cina è Walter Pasini, presidente della Società italiana di medicina del turismo.