Non si capacitano della difformità di trattamento rispetto a quello riservato alle attività di produzioni agricole, coltivazioni di colture permanenti e non permanenti, le uniche del settore ad aver effettivamente riaperto un mese fa a seguito del decreto presidenziale del Dcpm dello scorso 22 marzo. Stiamo parlando dei fiorai, rappresentanti di un’altra categoria commerciale davvero in ginocchio dopo l’inizio del lockdown deciso dal Governo dopo la diffusione della pandemia di Coronavirus.
Le lamentele dei fiorai
Giuseppe Pinto, titolare dello storico negozio di fiori di viale Michelangelo, area collinare della città, esemplifica alla perfezione il disagio di chi fa parte del comparto florovivaistico. «Le produzioni sono tornate però a noi non consentono di riaprire, mi chiedo che senso abbia così – afferma Pinto – Intanto, alcuni supermercati vendono piante e fiori a nostro discapito. Ci stiamo ora limitando al commercio online delle scorte già in magazzino perché ordinare altra merce è controproducente, con costi ora difficilmente sostenibili. In città le vendite all’ingrosso quasi non ci sono e per il rifornimento saremmo costretti a spostarci in provincia a spese non certo di poco conto». Proprio l’e-commerce rappresenta una piccola ancora di salvezza in questo periodo di forzata chiusura. «Sto lavoricchiando con l’e-commerce, che è consentito, ma la mia attività presuppone che il cliente arrivi, scelga e acquisti. Con lo sblocco della produzione dopo il Dcpm del 22 marzo qualcosa sicuramente si è mosso ma è comunque poco rispetto alle perdite accumulate» racconta Gaetano Russo di Floart di via Vincenzo Gemito al Vomero. Ma anche sull’online, aggiunge Russo, qualche impedimento c’è. «Competere con i colossi che spendono cifre esorbitanti per farsi pubblicità sull’online non è possibile. Ecco perché auspichiamo subito dopo il 4 maggio una riapertura». Situazione simile per Gianluca Senese di Senese fiori con sede in viale Colli Aminei. «Questa confusione sui vari codici Ateco non aiuta e di certo non mi metto a rischiare una sanzione, che avrei difficoltà a pagare in questo momento, per riaprire secondo una interpretazione personale del Dcpm del 22 marzo. Se l’avessi voluto fare, l’avrei fatto già da un mese». E il futuro si presenta a tinte fosche. «Posto che sono state annullate parecchie cerimonie in questo lasso di tempo anche per la festa della mamma – precisa Senese – quando le attività saranno presumibilmente riaperte, come faremo a prepararci se per il distanziamento sociale dovrà esserci una sola persona? Le vendite online si limitano a 2,3, forse 4 al giorno. In questo modo non potremmo mai reggere a lungo termine, anche perché ci dobbiamo affidare ai corrieri per le spedizioni e non ai nostri lavoratori».
Le specifiche del Dcpm e le dichiarazioni del ministro Bellanova
Ma visto che anche gli operatori del settore ne hanno fatto menzione, è opportuno ricordare come a seguito del varo, lo scorso 22 marzo, del Dcpm “Cura Italia’’ è stata data la possibilità alle attività agricole e di produzione recanti il codice commerciale identificativo Ateco 01 di tornare in pista. Da quell’elenco del Dcpm, invece, sono state escluse le attività identificate con il codice 47 in cui rientrano anche i fiorai, che non hanno preso affatto bene questa differenziazione vista la perdurante chiusura dei negozi per la cui ripresa né in Campania né a livello nazionale è stata indicata una data certa.

