Sei anni e sei mesi di reclusione. Questa è la richiesta avanzata dalla Procura di Napoli nei confronti dell’assessore al Welfare del Comune di Lecce, Andrea Guido. L’uomo è imputato nel processo nato dall’inchiesta sui presunti interessi del clan Moccia tra Campania e Puglia. L’accusa contestata è quella di corruzione aggravata dal metodo mafioso.
Secondo l’impianto accusatorio, riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, Guido avrebbe ricevuto 2.500 euro da uomini ritenuti vicini a un sodalizio criminale per favorire l’assegnazione del servizio di raccolta degli oli alimentari esausti nel capoluogo salentino e nei Comuni appartenenti all’Aro 1 Lecce.
L’inchiesta portò l’esponente politico agli arresti domiciliari con un’ordinanza della gip del Tribunale di Napoli, Maria Luisa Miranda. Guido avrebbe agevolato: “L’affermazione degli interessi economici e del potere economico-criminale del clan Moccia in Puglia“.
La replica dell’assessore Guido
Dopo la richiesta di condanna, l’assessore ha affidato la propria replica a una nota e a un lungo messaggio pubblicato sui social. “Ho piena fiducia nell’operato della magistratura. Confido in una sentenza di assoluzione“, ha affermato. Guido sostiene che il dibattimento non abbia prodotto elementi rilevanti a suo carico: “Dall’istruttoria dibattimentale del processo non sono emersi elementi significativi a mio carico, tant’è che i pubblici ministeri nella loro lunghissima requisitoria durata cinque udienze mi hanno dedicato appena pochi minuti“.
L’esponente dell’esecutivo cittadino si dice certo della propria estraneità ai fatti e guarda con fiducia all’esito del procedimento: “Mi auguro di uscire presto da questo incubo perché sono innocente“. Nel post pubblicato su Facebook ha inoltre rivendicato la serenità della propria coscienza: “Andare avanti a testa alta, sapendo di aver agito sempre con lealtà, onestà e rispetto, dona una forza interna che nessuna tempesta può scrollare. Il coraggio non è non avere paura, ma guardare il futuro negli occhi e dire: “Io vado avanti, con il cuore leggero e i passi fermi”. La sentenza è attesa nei prossimi mesi, alla fine delle arringhe difensive degli avvocati degli imputati.

