Covid in Italia. Superati 300 mila contagiati, 1.392 casi e 14 morti nelle ultime 24 ore

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Sono stati superati in Italia i 300mila contagi per il Covid dall’inizio dell’emergenza. E’ quanto emerge dal bollettino del ministero della Salute, secondo cui complessivamente – comprese le vittime e i guariti – i contagi nel Paese sono stati finora 300.897.

Si è stabilizzato nelle ultime 24 ore il numero di contagi per il Covid: nell’ultimo giorno i nuovi casi sono stati 1.392 a fronte dei 1.350 del giorno precedente. In lieve calo il numero dei decessi, 14 morti nell’ultimo giorno rispetto alle 17 vittime di ieri. Il totale delle vittime è 35.738. Sono stati 87.303 i tamponi effettuati, circa 31.400 in più di ieri. Questi i dati nel bollettino del ministero della Salute. Il Lazio è l’unica regione che supera i 200 nuovi casi (+238), seguita dalla Lombardia (+182) e Campania (+156).

“La circolazione del Covid salirà, è innegabile. I contagi continueranno a salire, però lo faranno in modo graduale, con una crescita controllata attraverso tamponi e sorveglianza. I focolai saranno tantissimi e ci sarà anche una sovrapposizione con le sindromi influenzali. Ma non dobbiamo preoccuparci”. Lo ha detto il vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri, in un’intervista a InBlu Radio, il network delle radio cattoliche della Cei. “Quando si parla di seconda ondata di Covid si innesca il panico – ha continuato – la seconda ondata che vivremo in tutto il mondo difficilmente sarà come quella di febbraio e marzo perché significherebbe non usare la mascherina, non lavarsi le mani e stare vicini. E poi oggi abbiamo la sorveglianza con i tamponi”

“Gli ospedali nei mesi scorsi sono stati degli amplificatori della diffusione del virus, adesso non succede perchè ci sono dei protocolli come nelle Rsa. Oggi sono molto più preoccupato dai pranzi della domenica in famiglia e delle cene con amici. Molte persone pensano che il Covid non se lo sono preso questo è un errore che non deve essere commesso” ha spiegato Sileri. “Faccio fatica a pensare che oggi ci potremmo trovare nella stessa situazione di febbraio e marzo, quando il virus ci ha attaccato alle spalle”.

“Il rischio di avere casi d’importazione è elevato. Servirebbe una strategia più ampia, non solo dell’Italia nei confronti della Francia ma una visione dell’intera Europa per dare delle linee definite” ha precisato il vice ministro. “Oggi è la Francia – ha aggiunto Sileri – ma domani i casi saliranno in Germania e poi in Inghilterra. Fino a quando non avremo un vaccino questo è ciò che dobbiamo aspettarci. Potremmo fare dei test all’aeroporto anche se il tampone negativo non porta il rischio a zero”. Secondo il viceministro “l’alternativa è avere un tampone antecedente di 2-3 giorni la partenza. Questo significa convivere con il Covid perché il rischio non può essere zero. Se tutti gli Stati facessero questo potremmo intercettare le situazioni che potrebbero innescare dei focolai. Il rischio non sarà mai controllato”.

“A maggio ero contrario, perché secondo me era troppo presto. Però poi visto l’andamento dei contagi, con numeri sotto controllo, si trattava solo di aspettare. E’ giusta, ora, la decisione di riaprire gli stadi, ovviamente non con la capienza completa. Ritengo però che siano troppo pochi mille posti” ha aggiuunto Sileri ai microfoni della trasmissione “L’imprenditore e gli altri”, su Cusano Italia Tv.
“Io – ha proseguito – sono per una riapertura graduale degli stadi, che consenta un utilizzo dello stadio con le dovute misure di sicurezza: la distanza, l’uso della mascherina, e con la capienza che può andare via via aumentando. E’ chiaro – ha concluso Sileri – che una riapertura totale in questo periodo non potrà esserci”.

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