L’omicidio di Rosario Coppola è stato un tragico errore di persona. Fin dalle prime ore gli inquirenti hanno accertato che fosse stata uccisa la persona sbagliata e dello stesso avviso sarebbero stati anche gli affiliati al clan della 167. Il vero obiettivo del killer dunque doveva essere Davide Pescatore, uomo di fiducia del boss detenuto Giuseppe Monfregolo contro il quale si sarebbe ribellato l’ex reggente Salvatore Sasi Romano in seguito alla sua cacciata da Arzano.
I carabinieri di Castello di Cisterna, coordinati dalla Procura di Napoli, hanno indagato subito dopo l’omicidio Coppola, avvenuto il 4 febbraio, attraverso la visione degli impianti di videosorveglianza pubblici e privati. Secondo gli investigatori il killer sarebbe stato Armando Lupoli, che avrebbe agito su ordine di Sasi, come emerge dalla comparazione delle immagini delle telecamere e dall’analisi della fisionomia del 50enne. Lupoli avrebbe fatto parte del gruppo di ribelli nella faida di Arzano, lo stesso è stato ucciso in via Mazzini nella serata del 7 febbraio.
“Pensavamo a gente di Melito e di Afragola”
Le reazioni degli Scissionisti di Arzano sono state raccontate dal neo collaboratore Gennaro Salvati ai magistrati della DDA di Napoli: “Abbiamo pensato che qualcuno lo volesse uccidere. Abbiamo immaginato potesse essere o gente di Melito ed Afragola, o Sasi Romano che era stato cacciato dal comando delle estorsioni perché non cacciava i soldi. Io ho pensato che l’omicidio sia dovuto ad un errore sulla macchina dove si trovava la vittima; ciò perché la Smart bianca è usata anche da A.D.S che spesso va a prendere Pescatore perché sono amici. Lo so perché li ho visti io“.
Soldi e sesso, i motivi della cacciata del ras del clan della 167 di Arzano

