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Soldi e sesso, i motivi della cacciata del ras del clan della 167 di Arzano

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Giuseppe Monfregolo è attualmente detenuto ma avrebbe mantenuto il controllo delle attività criminali attraverso diversi reggenti. Conosciuto nell’ambiente con il soprannome ‘o Uallarus, il boss di Arzano avrebbe tenuto le redini del clan attraverso i suoi uomini di fiducia alcuni dei quali, però, sarebbero entrati in un conflitto culminato con la faida. Dunque dalla scorsa estate si sarebbero succeduti Angelo Antonio Gambino, Salvatore ‘Sasi’ Romano, Antonio Caiazza e Davide ‘Pal ‘e fierr’ Pescatore: tutti i passaggi di potere sono stati scanditi dagli arresti.

Questa situazione avrebbe determinato una forte instabilità negli Scissionisti della 167 di Arzano poiché ciascun ras si sarebbe sentito legittimato ad agire per conto del capoclan recluso. A dare la stura alle tensioni criminali, secondo la DDA di Napoli, sarebbero stati Romano e Pescatore infatti il primo non avrebbe accettato il suo esilio.

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Tra sesso e soldi

Romano apparterebbe alla fazione di Renato Napoleone, legato agli Amato-Pagano. Il 33enne sarebbe stato cacciato su ordine di Monfregolo, sia perché non avrebbe rispettato le direttive del capo sia perché sarebbe stato accusato del furto di soldi. L’inaffidabilità di Romano sarebbe emersa per il rifiuto al boss detenuto che gli avrebbe ordinato di punire Salvatore Lupoli poiché l’affiliato avrebbe avuto una relazione con una ragazza vicino alla famiglia del capoclan. Probabilmente sulla cacciata di Sasi sarebbe pesata soprattutto l’accusa di aver rubato i soldi dalle casse dell’organizzazione tanto che è proprio l’incredulo accusato a sfogarsi con un parente alla fine febbraio 2026: “I ladri chi sono …io….lui o voi?”.

Il pentito Salvati sulla cacciata di Romano

Anche il collaboratore di giustizia Gennaro Salvati ha parlato dell’esilio criminale: «Qualsiasi cosa doveva essere approvata da Sasi Romano, Caiazza stava sotto a Sasi nel senso che era il suo braccio destro, lo accompagnava in giro, faceva vari servizi per suo conto, ad esempio andava a parlare di droga con altri soggetti, Sasi Romano gli stava “dando punti”, cioè lo stava facendo diventare più importante rispetto al passato… Nel mese di dicembre Caiazza era venuto a conoscenza del fatto che Sasi Romano non dava più i soldi a noi, non pagava le quote ai carcerati, e quindi fu deciso che doveva essere cacciato. L’ordine di cacciare Romano da Arzano doveva essere partito da Giuseppe Monfregolo, che è colui che comanda tutta Arzano e riveste un ruolo sicuramente superiore a Caiazza e a Romano».

Faida tra i due ras del clan della 167 di Arzano, parla il nuovo pentito

 

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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