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Da Pasquale e Ida una casa “sicura” per il clan Amato-Pagano, una borsa fuori la porta era il segnale

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Un appartamento apparentemente come tanti, in via Roma 188, sarebbe stato trasformato – secondo l’accusa – in un punto di riferimento operativo per il clan camorristico Amato-Pagano. È quanto emerge dall’ordinanza e dalle informative depositate nell’ambito di una vasta indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che contesta a Somma Ida e Foria Pasquale il reato di concorso esterno in associazione di tipo mafioso.

I due indagati, pur non risultando formalmente affiliati al sodalizio criminale, avrebbero fornito – secondo gli inquirenti – un contributo concreto, consapevole e continuativo alla conservazione e al rafforzamento del clan, mettendo sistematicamente a disposizione la propria abitazione per riunioni riservate, summit e incontri operativi degli affiliati.

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Le accuse: una base logistica per il clan

L’inchiesta ricostruisce come l’appartamento, intestato a Somma Ida in forza di un contratto di locazione registrato nel 2020, fosse utilizzato da esponenti di primo piano del clan Amato-Pagano ed altri soggetti ritenuti partecipi o promotori della consorteria camorristica.

La scelta del luogo non sarebbe stata casuale: Somma Ida risulta incensurata, mentre Foria Pasquale, pur gravato da precedenti per reati in materia di stupefacenti (art. 73 DPR 309/90), non annovera condanne per criminalità organizzata. Un profilo che, secondo l’accusa, avrebbe garantito maggiore copertura e minori sospetti da parte delle Forze dell’ordine.

Intercettazioni e videosorveglianza

L’immobile di via Roma 188 è stato sottoposto a videosorveglianza a partire dal 27 marzo 2024, su decreto della Procura, dopo che le intercettazioni avevano indicato l’appartamento come luogo abituale di incontro degli indagati. Successivamente, un ulteriore impianto di ripresa è stato installato per monitorare ingressi, cortile e aree condominiali, consentendo agli investigatori di individuare con precisione l’abitazione utilizzata per le riunioni.

I filmati e i fotogrammi allegati agli atti documenterebbero la presenza ricorrente di esponenti del clan, con accessi coordinati e incontri che si protraggono nel tempo. In alcune occasioni sarebbero stati osservati scambi di borse, pacchi e zaini, elementi ritenuti indicativi di attività illecite svolte al riparo da controlli.

Il “codice” della borsa fuori dalla porta

Un dettaglio ritenuto particolarmente significativo dagli inquirenti è la presenza di un segnale convenzionale: una borsa lasciata all’esterno della porta dell’appartamento quando Somma Ida era presente. La rimozione della borsa avrebbe indicato la possibilità di accedere all’abitazione, segnalando l’assenza di estranei. Un sistema che, secondo l’accusa, dimostrerebbe la piena consapevolezza dei due indagati rispetto alle esigenze di segretezza del clan.

Le utenze telefoniche e il ruolo di Foria Pasquale

Le indagini si sono avvalse anche del monitoraggio di diverse utenze telefoniche intestate a Somma Ida ma, in alcuni casi, utilizzate dal convivente Foria Pasquale, come emergerebbe da intercettazioni in cui l’interlocutore si rivolge all’utente chiamandolo per nome.

Foria Pasquale era stato scarcerato nel settembre 2022 per essere sottoposto a detenzione domiciliare, misura scontata proprio nell’appartamento di via Roma 188 fino all’ottobre 2023. Secondo gli investigatori, anche durante questo periodo l’abitazione avrebbe continuato a rappresentare un punto di riferimento per gli incontri tra affiliati.

I gravi indizi di colpevolezza

La Procura ritiene che la condotta della coppia non possa essere ricondotta a episodi occasionali di favoreggiamento, ma a una collaborazione stabile e sistematica, idonea a garantire al clan un luogo sicuro per pianificare attività, discutere affari e mantenere i contatti tra i vari gruppi operativi attivi tra Melito, Mugnano, Scampia e altre aree del Napoletano.

Il reato contestato si colloca temporalmente fino al 17 dicembre 2024. Le posizioni di Somma Ida e Foria Pasquale sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria nell’ambito di un procedimento più ampio che ha già portato a ordinanze cautelari nei confronti di numerosi esponenti del clan Amato-Pagano, anche per traffico di stupefacenti.

Come previsto dalla legge, la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata in sede processuale, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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