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Fratello del boss ucciso per non aver stretto la mano a El Chapo, il racconto dell’omicidio

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Un mese di udienze, i primi testimoni e il processo che rischia di trasformarsi in uno show tra il racconto di omicidi efferati e personaggi che sembrano profili da film e pur avendoli visti davvero lì – si legge su Il Fatto Quotidiano – nelle pellicole e nelle serie tv che parlavano del loro capo o peggior nemico, sono reali. Il processo a Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, ovvero El Chapo, il capo del cartello messicano, si sta celebrando dai primi giorni di novembre a New York, davanti alla Brooklyn Federal Courthouse, e dalle parole dei testimoni emergono nuovi particolari della vita di uno dei narcotrafficanti più spietati, ricchi e pericolosi al mondo. La procura gli contesta 33 omicidi e di aver fatto entrare negli Stati Uniti 150 tonnellate di cocaina. Bazzecole, a sentire i testimoni.

Il racconto choc dell’omicidio – In aula è comparso anche Jesus Zambada, fidatissimo di Guzman all’interno del cartello di Sinaloa. Secondo il suo racconto, durante la faida nell’alleanza, El Chapo ha fatto uccidere il fratello di un boss perché non gli aveva stretto la mano al termine di un incontro. Quell’omicidio, secondo Zambada, fu la scintilla che scatenò la lotta interna al cartello nella quale venne assassinato anche un fratello di El Chapo. Zambada ha anche spiegato alla giuria di aver pagato un ufficiale dell’esercito messicano per evitare la cattura di El Chapo durante la latitanza tra il 2001 e il 2014. Essere riuscito a evitare l’arresto, gli valse l’invito in una delle dimore segrete del narcos messicano.

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