Non bastavano i fuochi d’artificio esplosi in città per festeggiare la fine pena, ma anche sui social si assiste alla celebrazione di Giuseppe Dell’Aquila – noto come “Peppe ’o ciuccio”. Sui social, sotto al nostro articolo in cui è stata data in anteprima la notizia dell’espiazione della pena per il superboss dell’Alleanza di Secondigliano, ci sono infatti diversi commenti di utenti che si congratulano e fanno gli auguri a Giuseppe Dell’Aquila. “Sei un grande”, “Auguri per la meritata libertà”. “Bentornato fratello ora metti un poco di ordine”. Questo il tono di alcuni commenti, per fortuna pochi, comparsi anche sotto ai nostri post, da cui ci dissociamo.
Nei confronti di Giuseppe Dell’Aquila, che è ancora indagato ancora in diversi procedimenti, è stata disposta la misura di sicurezza della colonia agricola poichè ritenuto socialmente pericoloso. Il provvedmento – emesso dal tribuale di Sorveglianza di Novara – risale al dicembre 2014 e viene applicata ora che Dell’Aquila ha terminato di espiare la sua pena definitiva. Tale tipo di misura di sicurezza potrebbe essere in futuro revocata o convertita in altro tipo come ad esempio la libertà vigilata.
La cattura e i processi: la lunga storia del latitante
Dell’Aquila entra nella storia della criminalità organizzata campana come uno dei membri di spicco della cosca legata ai clan Mallardo e Contini e tra i fondatori dell’“Alleanza di Secondigliano”, il cartello camorristico che ha dominato gli affari illeciti a Napoli e provincia dagli anni ’80 in poi. Ricercato dalle forze dell’ordine fin dal 2002, il boss è stato inserito tra i 30 latitanti più pericolosi d’Italia, riuscendo per anni a sfuggire alla cattura nonostante i ripetuti tentativi delle forze dell’ordine. Nel maggio del 2011 era stato arrestato in una villetta bunker a Varcaturo, nel territorio di Giugliano, dopo quasi un decennio di latitanza. Successivamente è stato coinvolto anche in grandi processi, tra cui quello legato all’inchiesta “Arcobaleno”, che ha portato alla condanna sua e dei fratelli per associazione mafiosa e riciclaggio, con 21 anni di reclusione per lui in primo grado del procedimento.
41-bis e fine pena
Una volta assicurato alla giustizia, Dell’Aquila era stato sottoposto al carcere duro 41-bis, misura che in Italia viene applicata per isolare criminali di alto profilo e impedire loro di gestire attività illecite dall’interno del carcere. Per anni ha scontato la pena in istituti di massima sicurezza.
La reazione in città: gioia e critiche
La notizia della scarcerazione ha diviso l’opinione pubblica nel territorio giuglianese. Alcuni residenti hanno accolto il ritorno di Dell’Aquila festeggiando con fuochi d’artificio, gesto che ha suscitato sconcerto tra coloro che vedono in tali manifestazioni un segnale inaccettabile di celebrazione di figure criminali. Dall’altra parte, gli avvocati difensori sottolineano che si tratta di un provvedimento legale, frutto dell’espiazione completa della pena, e che le misure di controllo saranno rigorosamente applicate per evitare possibili ripercussioni sul territorio.

