Resta fortissima la tensione in Medio Oriente dopo l’attacco congiunto all’Iran sabato da parte di Israele e Stati Uniti. Le operazioni militari hanno portato all’uccisione, tra gli altri, della Guida Suprema Ali Khamenei diversi esponenti del Pasadran e guardiani della rivoluzione iraniani. I bombardamenti hanno colpito anche una scuola femmine con un bilancio provvisorio secondo il procuratore di Minab, Ebrahim Taheri, citato dall’agenzia di stampa iraniana Mizan, di quasi 150 morti e circa 100 feriti anche se il bilancio è destinato a salire.
Per tutta risposta, il regime iraniano degli Ayatollah ha preso di mira diverse basi militari nel Golfo Persico in Paesi come Oman, Qatar, Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti con oltre 370 missili e quasi 1000 droni utilizzati per la rappresaglia.
Le parole del ministro degli Esteri Tajani
La situazione più difficile per gli italiani nella zona, come affermato anche dal ministro degli esteri italiano Antonio Tajani nel corso di una conferenza stampa alla Farnesina, resta quella ad Abu Dhabi e a Dubai, dove si trovano centinaia e centinaia di italiani. «Come numeri – ha spiegato uno dei due vicepremier del governo Meloni – preoccupano quelli dei civili. A Dubai soprattutto ci sono anche tanti minorenni soli, perché in viaggio con le scuole e quindi essendo minorenni bisogna anche avere sempre il consenso dei genitori, parlare con gli organizzatori e sono tanti. Fin dal primo momento sono stati assistiti e verranno assistiti stiamo, dando tutte le informazioni possibili e immaginabili».
Il ministro Tajani, poi, ha aggiunto: «È chiaro che quando ci sono migliaia e migliaia di telefonate qualcuno può non avere la risposta immediata, però proprio per questo», tra sabato e domenica, «abbiamo, incrementato il numero delle linee telefoniche nel consolato di Italia a Dubai e abbiamo costituito questa task force di cinquanta persone che sono operative per occuparsi soltanto degli italiani. Non si occupano di altri problemi, politici o militari, ma solo di assistere gli italiani». Il ministro degli Esteri ha anche mostrato il numero per le emergenze: 0636225.
La testimonianza di Luis
InterNapoli ha contattato diversi napoletani attualmente a Dubai per lavoro o in vacanza, impossibilitati a tornare. Nonostante le preoccupazioni e le tensioni, il morale non è così a terra in chi ha parlato con la nostra testata. Luis Salvi, intenzionato ad esplorare meglio la città per poter forse partire con una sua attività lavorativa oltre quelle già gestite altrove, racconta: «La giornata di sabato è iniziata in maniera tranquilla, come sempre. Durante le prime ore del pomeriggio, abbiamo intravisto dal cielo segnali di fumo dovuti all’abbattimento di missili e droni con lo spazio aereo rimasto chiuso. Dopodiché abbiamo visto fumo nero che salica anche dal basso, da terra dovuti ai resti di missili e di droni che cadevano al suolo. Non ci sono stati veri e propri attacchi a Dubai ma erano resti dei missili e dei droni che cadevano».
Salvi, prosegue nel suo racconto, ricorda: «Quando tutto è successo io mi trovavo all’hotel Five, adiacente al Fairmont. Non c’è stata alcuna esplosione nemmeno lì, ma un resto di un missile è caduto sull’edificio. Dalla spiaggia le persone scappavano impaurite a causa dell’arrivo dei razzi e il suono delle esplosioni, altre invece sono rimaste tranquillamente. Ci è poi arrivato un alert che consigliava di rimanere a casa per i resti dei missili e droni cadenti dal cielo. Le tensioni ci sono, lo si capisce dal fatto che le strade sono vuote». Sull’attacco all’aeroporto di sabato sera, ha concluso il cittadino napoletano a Dubai, «abbiamo saputo di un drone caduto sull’aeroporto e anche al Burj al Arab. Tutti i missili lanciati dall’Iran, sono stati neutralizzati dalla contraerea degli Emirati Arabi. Attacchi diretti sul suolo di Dubai non ci sono stati. Mi rincuora molto il fatto che quelli che abitano qui da vent’anni siano tranquilli».
Le parole di Antonio
Tra le testimonianze c’è anche quella di Antonio Pizzo, anch’egli napoletano, a Dubai con la sua compagna con la quale gestisce un’azienda. «Stando a quanto ci è stato comunicato dalle autorità degli Emirati Arabi, dalla mattinata di sabato si sono verificate queste esplosioni soprattutto dal cielo». Il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha affermato che, sino a domenica, i missili e i droni iraniani caduti a Dubai sono stati diverse centinaia. Di questi, la maggior parte è stata distrutta mentre una manciata è caduta in mare. Soltanto una piccola quantità è caduta tra terra e acqua con danni limitati a causa dei detriti.
I momenti restano intrisi di ansia. «Nella notte di sabato alle 1.30-2 abbiamo ricevuto un’allerta ufficiale sul cellulare dal Ministero che invitava immediatamente le persone a trovare un riparo sicuro» ha aggiunto Antonio confermando di essere «a casa e lontano dalle finestre. Verso le 18 di sabato abbiamo saputo dei detriti caduti al Fairmont. Poi ci siamo spostati. Non è una bella situazione – ammette Antonio – c’è un contesto di forte tensione. Dubai da sempre è una città attenta alla sicurezza e organizzata. Abbiamo comunque deciso di rimanere qui per lavorare». Nella notte tra domenica e lunedì, sempre le parole di Antonio, si sono udite sei esplosioni.
Il ministro della Difesa bloccato a Dubai
Proprio sabato, in concomitanza con l’attacco all’Iran da parte di Usa e Israele e poi con la risposta iraniana, il ministro della Difesa Guido Crosetto si trovava a Dubai per incontrare la famiglia e fare rientro in Italia. Con la chiusura dello spazio aereo, però, Crosetto e i suoi cari sono rimasti bloccati negli Emirati Arabi come altre centinaia e centinaia di italiani. Solo nel pomeriggio di domenica Crosetto è riuscito a organizzare il viaggio di ritorno a Roma con un volo pagato di tasca propria dal ministro e con la collaborazione dell’Oman.
Sul social network X Crosetto ha scritto nel pomeriggio di domenica: «Sto rientrando in Italia continuando a gestire da ieri la situazione delicata con tutti gli strumenti tecnici necessari per farlo anche all’estero. Rientrerò come ovvio da solo, per evitare l’esposizione a ulteriori pericoli ad altri che viaggiando con me in condizioni attuali possono essere messi a rischio. Lo farò ovviamente con un aereo militare e lascerò qui la mia famiglia (che comprende la scelta), dopo essermi sincerato che per loro, come per gli altri cittadini italiani e stranieri, non ci siano rischi rilevanti se non quelli di nefasta casualità».
Crosetto ha poi assicurato di continuare «a lavorare, per loro come per altri, per trovare una soluzione veloce e sicura a totale supporto dell’unità di crisi della Farnesina Rientrerò utilizzando un volo militare ma dopo aver bonificato al Comando del 31esimo stormo di Ciampino un importo triplo (per mia scelta) rispetto a quello che prevede la tariffa per gli ospiti dei voli di Stato, in modo tale da togliere anche la possibilità di attaccarmi dicendo che sono tornato usando un volo di Stato».
La comunicazione di Manfredi
In una nota il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi ha scritto: «Raid missilistico a Dubai, sin dall’immediatezza dell’accaduto il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi è in stretto contatto con il Prefetto di Napoli Michele di Bari per verificare le necessità dei cittadini napoletani presenti a Dubai per motivi di lavoro, studio o vacanza e rimasti bloccati nella città degli Emirati Arabi Uniti. Il sindaco segue l’evoluzione degli eventi il cui monitoraggio è in capo all’unità di crisi presso la Farnesina».
