Guerra totale ai Lo Russo, nel ‘mirino’ dei nuovi ras tutti quelli legati ai ‘capitoni’

E’ una guerra totale quella lanciata dai nuovi ras di Miano ai Lo Russo, ex clan dominante poi decimato da arresti e pentimenti. Nel mirino oltre coloro che ancora riconoscono e si riconoscono nei vecchi boss anche tutti quelli legati in un modo o in un altro all’ancien régime dei vecchi capi mianesi. Non è un caso che l’ultimo ferimento ha interessato Luigi Torino, figlio di quel Salvatore ‘o gassusar che iniziò la sua ‘carriera’ criminale con Ettore Sabbatino e Giuseppe Lo Russo, l’unico dei fratelli a non essersi pentito, l’unico che non ha condiviso la scelta dei suoi fratelli Salvatore, Mario e ultimo Carlo. Proprio su Giuseppe negli ultimi tempi si erano concentrate le attenzioni degli investigatori visto che, stando alle ultime informative, sotto la sua figura carismatica si erano riuniti alcuni ‘irriducibili’ dei tempi che furono.

Forse proprio il legame ai Lo Russo ha messo Torino nel mirino dei nemici, ossia quei giovani ras che si sono sentiti ‘traditi’ dai primi, come i Perfetto, i Cifrone, i Balzano, gli Scarpellini: sono loro, secondo le forze dell’ordine, ad aver lanciato una campagna di ‘apartheid’ contro gli ex capi con striscioni, scritte sui muri (‘Ztl Lo Russo’) e continue minacce a chi in un modo o in un altro è legato al vecchio clan. Era già accaduto con i due Carlo Nappello (zio e nipote) legati a quel Valerio Nappello un tempo braccio destro di Antonio Lo Russo che, forse, aveva tentato il ‘grande salto’. Stesso scenario con Biagio Palumbo e Antonio Mele, truicidati in via Janfolla nel febbraio del 2018. La nuova formazione, che ha la sua roccaforte nella parte ‘bassa’ di Miano (la cosiddetta ‘Miano di sotto’) avrebbe già da tempo messo le cose in chiaro. Obiettivo: prendersi il quartiere ‘liberandolo’ dall’eredità dei Lo Russo, un’eredità, a detta loro’, “che puzza di infamità”.