Il mercato dei videogiochi in Italia ha chiuso il 2025 sopra i 2,4 miliardi di euro, un valore quasi stabile rispetto all’anno precedente nonostante un leggero calo dell’1% segnalato dalle ultime rilevazioni di settore. Il dato emerge dal report annuale dell’associazione di categoria IIDEA, che ogni anno fotografa lo stato dell’industria videoludica italiana. Il dato più significativo riguarda però la composizione del fatturato: il 77% delle entrate, circa 1,8 miliardi di euro, arriva da contenuti digitali e software, non più dalla vendita di copie fisiche. È il segno di un cambiamento profondo nel modo in cui gli italiani si intrattengono online, che va ben oltre il semplice acquisto di un gioco.
Meno copie vendute, più abbonamenti e contenuti extra
In Italia ci sono circa 14,2 milioni di videogiocatori, un numero sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. A crescere è invece il tempo dedicato al gioco, che raggiunge una media di 7 ore e 53 minuti a settimana. Il mobile resta il dispositivo più diffuso, con 11,1 milioni di utenti e 929 milioni di euro di ricavi, seguito dalle console, che crescono del 3% e sfiorano i 643 milioni di euro con 6,5 milioni di utenti, e dal PC, fermo a 111 milioni di euro. Il digitale ormai vale il 59% del totale delle vendite, contro il 41% del formato fisico tra nuovo e usato.
Questo modello, mutuato in parte dal mondo dello streaming musicale e video, spiega perché il fatturato del settore resti stabile anche quando le vendite delle singole copie rallentano. Chi gioca non compra più un prodotto una volta e basta: sottoscrive un servizio, e continua a pagarlo nel tempo, rinnovandolo di mese in mese come farebbe con un canone qualsiasi.
A Napoli cresce l’attenzione per i nuovi format digitali
A Napoli il cambiamento nei consumi digitali si intreccia anche con nuovi format pensati per il web. Lo scorso 3 agosto, al 180 Sunset Bar della città, è stata presentata in anteprima Creature, un progetto documentaristico che racconta storie di imprenditori e professionisti del territorio attraverso un format pensato per YouTube, con nuovi episodi in uscita a cadenza regolare. È lo stesso principio che guida buona parte dell’industria videoludica: non un prodotto consumato una volta, ma un contenuto che si segue nel tempo, episodio dopo episodio o aggiornamento dopo aggiornamento.
Quando il videogioco diventa un mercato a sé
C’è un altro fenomeno che racconta bene questa trasformazione: il valore che gli oggetti digitali hanno assunto all’interno dei giochi stessi. Nel caso di Counter-Strike 2, ad esempio, il volume di scambi di skin e personalizzazioni estetiche ha raggiunto una stima di oltre 4 miliardi di dollari, attirando non solo giocatori ma anche investitori e collezionisti attenti alla rarità di certi oggetti.
Non si tratta di un caso isolato. Sempre più titoli multiplayer costruiscono la propria economia attorno a beni digitali che si comprano e si scambiano, con un valore che dipende soprattutto da rarità e domanda, un po’ come accade nei mercati del collezionismo, dove anche l’usura di un pezzo può farne scendere il prezzo. Il risultato è che il videogioco moderno somiglia sempre più a un piccolo mercato finanziario parallelo.
Non solo videogiochi: la stessa logica nell’intrattenimento regolamentato
La stessa logica di spesa ricorrente si ritrova in altri settori dell’intrattenimento digitale regolamentato. Gli abbonamenti alle piattaforme di streaming continuano a crescere di anno in anno, i pass stagionali dei titoli multiplayer restano tra le voci più cliccate nei negozi digitali e, per chi preferisce altre forme di gioco online, gli operatori con licenza ADM competono sugli stessi meccanismi di fidelizzazione: cataloghi sempre più ampi e bonus di benvenuto pensati per trattenere l’utente. Non a caso, chi vuole orientarsi tra le tante offerte trova online guide di confronto utili per individuare i migliori siti casinò in base a catalogo di gioco, bonus di benvenuto e tempi di prelievo.
A rendere possibile questo confronto è il sistema di licenze dell’ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), che autorizza singolarmente ogni dominio che offre gioco a distanza: un meccanismo che negli anni ha spinto diversi operatori internazionali ad aprire piattaforme dedicate proprio al mercato italiano. Un ricambio che ha portato anche diversi marchi storici delle scommesse sportive ad affiancare al proprio catalogo una sezione dedicata al casinò, ampliando l’offerta complessiva per chi gioca già sullo stesso conto. A differenza dei pass stagionali dei videogiochi, che si rinnovano automaticamente allo scadere del periodo, i bonus di benvenuto dei casinò online restano legati alle condizioni di gioco stabilite da ciascun operatore autorizzato, con requisiti di puntata che variano sensibilmente da un marchio all’altro.
Le richieste di chi si avvicina a questi servizi, del resto, non sono troppo diverse da quelle di un videogiocatore che valuta un nuovo abbonamento: tempi di attivazione rapidi, assistenza in italiano e la possibilità di verificare l’identità in pochi passaggi, spesso tramite SPID. Anche i tempi di prelievo pesano nella scelta e possono variare da poche ore a un paio di giorni in base al metodo utilizzato: bonifico, carte e portafogli elettronici restano le opzioni più diffuse, ciascuna con tempistiche proprie e requisiti di verifica del conto che cambiano da un operatore all’altro. Ogni operatore autorizzato pubblica inoltre il proprio numero di concessione ADM in calce al sito, un dettaglio che permette di verificarne la regolarità in pochi secondi prima di registrarsi.

