Una condanna soft se rapportato a quanto gli veniva contestato e soprattutto per il quantitativo di droga rinvenuto. Gennaro Esposito, figlio dell’ex ras scissionista Pietro, è stato condannato dal gip Grammatica a tre anni e sette mesi di reclusione: accolta la tesi del suo difensore, l’avvocato Gandolfo Geraci, riuscito a ridimensionare le accuse per il suo assistito. Esposito junior era stato arrestato lo scorso novembre durante un blitz dei carabinieri della stazione di Secondigliano: nel corso del controllo furono rinvenuti complessivamente 18 chili di droga. Lo stupefacente – suddiviso in 15 chili di hashish, quasi due chili di eroina e 810 grammi di cocaina – era nascosto nell’armadio della camera da letto del proprio figlio neonato. Accuse che però non hanno scalfito la linea della difesa riuscita ad ottenere una condanna al ribasso.
Gennaro Esposito è il figlio di Pietro, conosciuto come il ras scissionista già condannato in relazione all’omicidio di Gelsomina Verde, avvenuto il 22 novembre 2004. Fu dopo l’arresto per questo delitto che cominciò a collaborare con la giustizia nelle indagini sulla cosiddetta «faida di Scampia» che vedeva contrapposti, alla periferia nord di Napoli, il clan Di Lauro e quello degli Scissionisti. Esposito ammise di aver attirato la ragazza in trappola, conducendola da quelli che sarebbero diventati i suoi aguzzini, ma sostenne di non essere a conoscenza delle intenzioni omicide degli affiliati del clan Di Lauro.
In casa con oltre 15 chili di droga, condanna soft per il figlio del ras Pietro Esposito
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