La camorra si è infiltrata in Veneto, condannati 24 imputati

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La camorra si è infiltrata in Veneto, condannati 24 imputati. Concluso in meno di due anni il primo processo della camorra nel Veneto orientale. Come riporta il Fatto Quotidiano il giudice Michela Rizzi, al termine di un dibattimento con rito abbreviato, ha condannato a oltre 130 anni di reclusione 24 imputati.
Spicca la figura di Graziano Teso, ex sindaco e vicesindaco di Eraclea, il paese sul litorale veneziano dove si era radicato il clan che ruotava attorno a Luciano Donadio. Quest’ultimo ha scelto il rito ordinario. Teso condannato a tre anni e tre mesi di reclusione, in quanto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa. Per lui i pubblici ministeri Roberto Terzo e Federica Baccaglini avevano chiesto una pena di 4 anni.

IL SINDACO E IL BOSS DI CAMORRA

Teso fu sindaco di Eraclea dal 2004-05 e dal 2006 al 2011. Nel 2019 era il vice del sindaco Mirco Mestre (eletto nel 2016), quando quest’ultimo finì ai domiciliari per voto di scambio. L’ex primo cittadino è invece finito a processo a piede libero per i suoi rapporti con il boss Donadio. Accusato di aver importato in Veneto i metodi camorristici.

Cinque anni di reclusione sono stati inflitti a Moreno Pasqual, poliziotto amico del boss che è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa per aver fornito informazioni riservate al clan.

FAVOREGGIAMENTO ALLA CAMORRA

Di favoreggiamento era accusata all’avvocatessa Annamaria Marin, già presidente della Camera Penale di Venezia, per aver rivelato notizie riservate a Donadio, di cui era il difensore nel 2009. I pubblici ministeri avevano chiesto una pena di due anni, ma la condanna è di 8 mesi perché il legale è stato ritenuto colpevole solo di un episodio di favoreggiamento, con l’aggravante mafiosa. Assolta, invece, per gli altri episodi contestati, mentre è andata in prescrizione un’accusa risalente al 2002.

LE ALTRE CONDANNE

L’imprenditore Christan Sgnaolin di San Donà di Piave è stato condannato a 5 anni e 10 mesi. Il pentito Girolamo Arena a 6 anni, Antonio Puoti (nipote di Donadio) a 6 anni e 6 mesi. Le pene più severe hanno riguardato Antonio Basile (12 anni di reclusione), Nunzio Confuorto (9 anni e 6 mesi), Antonio Cugno (8 anni e 6 mesi), Giacomo Fabozzi (10 anni) e Tommaso Napoletano (9 anni).

Il procuratore Bruno Cherchi commenta la sentenza: “L’impianto dell’accusa è stato recepito nel suo complesso. Ritenuto credibile e supportato da elementi di prova”. L’inchiesta ricostruisce l’attività del clan Donadio che secondo gli investigatori è affiliato ai Casalesi. Oltre all’associazione mafiosa contestata ai principali imputati, ci sono reati di contorno come estorsioneusura e altri reati fiscali.