HomeCulturaCinemaTra i dubbi e la memoria, La Grazia del Presidente di Sorrentino

Tra i dubbi e la memoria, La Grazia del Presidente di Sorrentino

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Di chi sono i nostri giorni?“. Questa è la domanda che assilla Mariano De Santis e gli spettatori durante il film La Grazia. Dopo le riflessioni sull’estetica dei corpi di Parthenope e sulla città di Napoli, Paolo Sorrentino torna all’intimismo del potere. Il Presidente della Repubblica interpretato da Toni Servillo è alle prese con la scadenza del mandato. Il Semestre Bianco filmico è un non-tempo in cui la Prima Carica dello Stato si accinge a lasciare l’incarico settennale.

De Santis è uno stimato professore di Giurisprudenza eletto al Colle per il suo equilibrio, emblematico il suo refrain: “Ho bisogno di un ulteriore tempo di riflessione“. La sua cautela deve far fronte a tre incombenze in cerca di un appiglio giuridico: firmare la legge sull’eutanasia e due richieste di Grazia. La prima istanza serve a Sorrentino per affrontare lo scontro generazionale tra Mariano e la figlia-assistente Dorotea: il passato e il futuro si affrontano dialetticamente in un dubbioso presente. Invece le richieste dei due detenuti, un uxoricida e un professore, porteranno il Presidente a riflettere sul diritto abbandonando le riflessioni giurisprudenziali a favore delle irrituali visite nei penitenziari.

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Il rito nella Grazia di Sorrentino

Proprio la tematica del rito pervade la quotidianità di De Santis tra le visite di Stato, incontri-confessioni con l’amico Papa e le sigarette fumate sul tetto del Quirinale. Il suo soprannome negli ambienti del potere è Cemento Armato, ciò nonostante è pervaso da una cocente gelosia nata dopo il tradimento della moglie Aurora, da lei confessato 40 anni prima. Il Presidente-vedovo cerca l’identità dell’amante tra le occasioni ufficiali e gli incontri privati, in uno di questi accusa il suo storico amico, Ugo Romani, Ministro della Giustizia. Il passato da giudice di De Santis lo assilla e la ricerca della verità lo porta a vivere picchi di rabbia e profondi momenti di tentennamenti sulle tre istanze giuridiche.

Gli echi letterari

La fine del mandato porta il protagonista a mettere in rassegna la sua memoria, tema molto caro a Sorrentino che cita tra i frame Marcel Proust. I vestiti della consorte defunta, il passato di docente universitario e la sua giovinezza sono ricordi ammantati dalla nebbia così come la prima visione della coniuge, allora ragazza, tra le strade che circondavano il casolare di famiglia del giovane Mariano.

De Santis affronta la sua Recherche sull’identità dell’amante della moglie tra sospetti passati e presenti in contraltare della devozione smisurata per la sua sposa defunta. L’amore letterario del regista napoletano sfonda lo schermo della sala con il cavallo Elvis stramazzato al suolo; appare chiaro il rimando a Eugenio Montale nella lirica Spesso il male di vivere ho incontrato. Il Presidente si oppone all’abbattimento dell’animale facendo emergere come un fiotto la riflessione assillante nel firmare la legge sull’eutanasia: la morte di Elvis giunge all’improvviso fuori dal campo della cinepresa.

L’estetica di Paolo Sorrentino

De Santis vive una quotidianità curiale tra gli ambienti interni e esterni del Quirinale, ricostruito dagli scenografi, mostrata da Sorrentino spesso attraverso ampie panoramiche, movimenti laterali della cinepresa e inquadrature in slow-motion. La luce si infiltra tra le finestre del Colle illuminando talvolta i protagonisti in bilico tra i dubbi etici e giuridici. Gli attori Toni Servillo e Anna Ferzetti, Dorotea, entrano in scena dalle quinte cinematografiche e si affrontano sullo schermo-palco. Dunque nel suo ultimo film, Sorrentino ci mostra il suo stato di Grazia segnata dalla maturità estetica e dalla scrittura, lirica e talvolta graffiante come il personaggio di Coco Valori, probabilmente maschera scenica del cineasta napoletano.

Il Divo, ovvero i meccanismi del potere
Il Divo

Le stanze del potere e i movimenti dei protagonisti ricordano Il Divo, capolavoro del regista, premiato al Festival di Cannes. Le riflessioni di De Santis sono riprese frontalmente e lateralmente come le esitazioni di Jep Gambardella in La Grande Bellezza, film vincitore di un Oscar. Il sollievo-vizio della sigaretta quotidiana collega Mariano e Jep, premessa di decisioni dirimenti al fine dell’evolversi della vicenda.

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La Grande Bellezza

Nella Grazia sorrentiniana ci sono anche le citazioni cinematografiche di Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, soprattutto nelle passeggiate della giovane Aurora che ricordano la famiglia riminese in Amarcord e i paesaggi industriali in Il Deserto Rosso.

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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