“Salvatore Savarese ‘o mellone risponde a Salvatore Barile”. E’ questo uno dei passaggi chiave dei primi tre verbali rilasciati ai magistrati della Dda da Carmine Grosso, ex colonnello del clan Misso prima dell’approdo al cartello dei Savarese-Pirozzi, il cartello che negli ultimi anni ha cercato di mettere le mani sul rione Sanità. Un tentativo operato attraverso ronde armate, controllo del territorio e tanta, tantissima droga. Rifornita al cartello grazie ai rapporti privilegiati che il gruppo di via Cristallini aveva con Salvatore Barile ‘Totoriello’, uomo di punta dei Mazzarella. Un pentimento eccellente quello di Grosso (notizia anticipata da Internapoli), arrivato dopo l’arresto nel maxi blitz che lo scorso marzo ha decapitato il suo gruppo e i Giuliano-Mazzarella. Da lì la decisione di collaborare con la giustizia con i primi verbali di interrogatorio stilati tra luglio e settembre e che la Dda partenopea ha appena depositato nell’ambito del maxi processo contro il cartello del centro storico.
Le piazze della Sanità
È sul traffico di stupefacenti che il collaboratore concentra una parte consistente delle sue dichiarazioni. Secondo quanto riferisce, il gruppo riconducibile a Salvatore Savarese avrebbe un contatto diretto con Barile per l’approvvigionamento della droga. “Il gruppo di Mellone si occupava prevalentemente di droga che riceveva da Barile, detto Totoriello, esponente del clan Mazzarella”. L’accordo tra i due clan emerge a chiare lettere dall’interrogatorio reso, l’11 settembre scorso, davanti ai pubblici ministeri Urbano Mozzillo e Maria Sepe. Il colloqui parte sempre da Salvatore Savarese ‘o mellone: “Il suo gruppo spiega il neo collaboratore si occupava prevalentemente di droga che riceveva da Salvatore Barile “Totoriello”. Più volte ho visto Salvatore Matrone, detto “Sasone”, che portava alla Sanità droga già confezionata e che prendeva da Barile, per quanto mi è stato riferito da Gianluca Galeota… Questo commercio è andato avanti fino a quando è stato scarcerato Pirozzi, il quale mi disse che non accettava quella situazione e che avrebbe provveduto diversamente a rifornirsi, cosa che poi avvenne”. E ancora: “La droga veniva poi consegnata nella Sanità da un tale Gabriele che ha frequentato il rione fino a quanto Pirozzi non è stato arrestato e posto in casa lavoro. Da quel momento non l’ho più visto”. Grosso ha poi fatto nomi e cognomi dei principali gestori delle piazze del quartiere:“Il gruppo di Mellone era composto da Gianluca Galeota, da Sasillo, da Vincenzo Peluso figlio di Cicciobello, ucciso da Emiliano Zapata Misso, da Gennaro De Martino, da Amodio e anche da Matrone. Escluso Mellone, gli altri componenti del gruppo frequentavano Barile che, in buona sostanza, comandava alla Sanità perché questi erano suoi ragazzi”.
