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La villa dei Fendi e la casa del governatore della Banca d’Italia, gli obiettivi della banda napoletana

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Dal mese di giugno del 2023 all’ottobre del 2024 avrebbero messo a segno circa 100 furti in abitazione in tutte le cinque province della Campania ma anche nelle province di Frosinone e Roma.

Con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di furti, ricettazione e truffe aggravate (in danno di vittime in condizioni di minorata difesa) i carabinieri hanno arrestato 38 persone.
Le indagini sono state avviate a seguito di un furto in abitazione commesso a Casoria. Secondo le indagini dei militari ad agire erano sette gruppi criminali.
Gli autori dei furti, che operavano con l’ausilio di due o tre vedette posizionate all’esterno, si introducevano nelle case con chiavi alterate o con chiavi universali, capaci di aprire serrature di ogni tipo. E quando necessario asportavano le casseforti dagli appartamenti con il flex. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno accertato che ogni gruppo criminale di matrice familiare era in grado di pianificare ed eseguire decine di furti in una sola giornata. E poi in poche ore di monetizzare i gioielli e gli orologi di pregio rivendendoli ad un ricettatore di fiducia. E non solo. Alcuni indagati avrebbero organizzato anche delle truffe con la cosiddetta tecnica dello specchietto ai danni di persone sole – prevalentemente anziane – che viaggiavano da sole nelle loro auto, costrette a pagare somme di denaro a titolo di risarcimento danni per sinistri mai avvenuti. Durante l’attività investigativa tredici persone sono state arrestate in flagranza di reato, nove denunciate.
Recuperata refurtiva per 30mila euro

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L’8 gennaio scorso non è stata una giornata come le altre per la cosiddetta “batteria” napoletana specializzata in furti di alto livello. Quella trasferta nella Capitale, oggi ricostruita dagli investigatori, appare come un’operazione pianificata con metodo quasi militare: obiettivi selezionati, tempi calcolati, soste mirate. E un’ambizione che, secondo gli inquirenti, sfiorava il colpo simbolico.

UN COLPO DELLA BANDA

Nel primo pomeriggio tre indagati lasciano Napoli. L’arrivo a Roma è previsto per il tardo pomeriggio: intorno alle 18 raggiungono l’area della Fiera di Roma. Qui, come emerso dalle intercettazioni, incontrano un connazionale trasferitosi da tempo nella Capitale, figura di collegamento tra la batteria campana e il territorio laziale.

La prima tappa è in via Monte Carnevale, dove risiede l’uomo indicato dagli inquirenti come il basista: colui che segnala, orienta, suggerisce. Un incontro rapido, senza clamore. Poi di nuovo in auto, a bordo di una Fiat Panda che punta verso il litorale romano.

A Fregene

È a Fregene che il sopralluogo entra nel vivo. Alle 18.48 la vettura si ferma in viale Castellammare, all’angolo con via Bagnoli. Due minuti dopo un’altra breve sosta, sempre in via Castellammare. Alle 18.53 l’auto rallenta e si ferma ancora, questa volta in via della Pineta di Fregene. Pochi minuti ogni volta. Quanto basta per osservare, valutare, memorizzare.

Le strade non sono casuali. In quel tratto del comune di Fiumicino si concentrano ville imponenti, residenze blindate, appartamenti di lusso immersi nel verde. Dai successivi accertamenti, condotti in sinergia con gli altri reparti dell’Arma sul territorio, emerge che molte di quelle dimore sarebbero riconducibili a famiglie di primo piano del cinema e dell’alta moda italiana, oltre che a figure con funzioni istituzionali di massimo livello. Negli atti investigativi compaiono anche il nome dell’attuale Governatore della Banca d’Italia e quello di esponenti della famiglia Fendi.

Obiettivi altissimi. Forse troppo.

La rinuncia

Le intercettazioni raccontano il resto. Il referente romano avrebbe svolto un ruolo di semplice raccordo, accompagnando i sodali napoletani dal basista ma senza partecipare direttamente al sopralluogo a Fregene. Il basista, invece, sarebbe stato il perno informativo dell’operazione. Ma qualcosa non convince la batteria.

Gli indagati commentano la complessità degli obiettivi, parlano di sistemi di allarme sofisticati, di un rischio elevato. La decisione matura di conseguenza: per il momento il colpo viene accantonato. Non una rinuncia definitiva, ma una pausa tattica. L’idea resta sul tavolo, con la riserva di tornarci qualora fosse possibile reperire attrezzature più adeguate.

Alle 19 circa la Fiat Panda imbocca il Grande Raccordo Anulare e fa ritorno verso Napoli, dove il gruppo rientra in tarda serata. Il blitz non ci sarà. Ma il sopralluogo sì. Ed è proprio da quei movimenti, apparentemente innocui, che gli investigatori sono partiti per ricostruire l’intera rete criminale, culminata oggi con 38 arresti.

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Antonio Mangione
Antonio Mangionehttp://www.internapoli.it
Giornalista pubblicita iscritto dalll'ottobre 2010 all'albo dei Pubblicisti, ho iniziato questo lavoro nel 2008 scrivendo con testate locali come AbbiAbbè e InterNapoli.it. Poi sono stato corrispondente e redattore per 4 anni per il quotidiano Cronache di Napoli dove mi sono occupato di cronaca, attualità e politica fino al 2014. Poi ho collaborato con testate sportive come PerSempreNapoli.it e diverse testate televisive. Dal 2014 sono caporedattore della testata giornalistica InterNapoli.it e collaboro con il quotidiano Il Roma
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