Andrea Castiello e Antonio Ruggiero furono uccisi perchè contigui al boss Mariano Riccio, genero di Cesare Pagano. Il loro omicidio rappresentò la ‘risposta’ della fazione Amato al gruppo di Marano. Una guerra intestina, quella negli Scissionisti, conclusasi però con la ‘vittoria’ del fronte melitese. Raffaele Mauriello, arrestato a Dubai (leggi qui l’articolo) deve rispondere di quel duplice omicidio. Contro di lui ci sono le accuse di tre collaboratori di giustizia che lo collocano sul luogo dell’agguato. Nel dettaglio sarebbero stato proprio Raffaele Mauriello, con Dario Amirante, poi condannato, a esplodere diversi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo di Castello e di Ruggiero che erano all’interno di un’auto poi ritrovata bruciata.

La guerra contro i fedelissimi di Mariano Riccio: nel commando secondo i pentiti c’era anche Raffaele Mauriello

Vittima di una sparizione che probabilmente cela un omicidio con distruzione di cadavere, Antonio Ruggiero, che non tornò più a casa. Il giorno dopo, in un agguato, venne ferito Andrea Castello che era in compagnia del nipote dell’uomo, Castrese Ruggiero, rimasto illeso. Nella ricostruzione della degli inquirenti, i due delitti maturarono all’interno del clan Amato-Pagano, di cui le vittime facevano parte, dopo l’arresto alla fine di una lunga latitanza di Mariano Riccio, reggente del clan e genero del boss Cesare Pagano. Da quel momento partì una sorta di epurazione da parte dei fedelissimi degli Amato, che erano rimasti nell’ombra durante la reggenza di Riccio, nei confronti di quelli dei Pagano.

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