Mazzata al ‘gruppo della 167’ di Arzano e Amato-Pagano, in cella anche i Cristiano. FOTO E NOMI

Una vasta retata effettuata dalle forze dell’ordine negli ultimi giorni contro il gruppo della 167, costola degli Amato-Pagano, egemone ad Arzano. Sono stati effettuati arresti eccellenti contro il gruppo che sta seminando il terrore ad Arzano negli ultimi tempi. Le persone coinvolte sono Pietro e Pasquale Cristiano, entrambi di Arzano, pezzi da novanta del ‘gruppo della 167’. A padre e figlio l’accusa è quella di estorsione. Accusati di racket anche Salvatore Russo, Domenico Russo e Raffaele Liguori. Due gli episodi estorsivi contestati ai danni di una panetteria e di un garage. In manette anche Renato Napoleone, (ritenuto dagli inquirenti reggente degli Amato-Pagano), Francesco Paolo Russo, Angelo Antonio Gambino: sono accusati del duplice omicidio Casone-Ferrante commesso ad Arzano nel febbraio del 2014.

L’agguato avvenne ad Arzano all’ interno di un centro estetico così come nella scena iniziale del film Gomorra di Matteo Garrone, ispirato al romanzo scritto da Roberto Saviano. I sicari entrarono in azione e in una manciata di secondi fecero fuoco, uccidendo i due uomini a colpi di pistola. Ferrante era all’interno del centro per rifinire le sopracciglia. Poco distante c’era Ciro Casone: per i due non ci fu scampo.

Già nelle scorse settimane le forze dell’ordine avevano fatto visita al quartiere ed avevano smantellato un sofisticato  sistema di videosorveglianza che avrebbe avuto la capacità di tenere sotto controllo l’intero centro storico e monitorare l’eventuale arrivo delle forze dell’ordine o dei nemici. Dedali di vie e traverse per lo più strette e in alcuni punti chiuse, divenute panacea per i latitanti e gruppi di camorra che negli anni, ma specialmente nell’ultimo periodo con gli “scissionisti”,  avrebbero spostato i loro nascondigli tra le mura della storica Arzano.

A certificare dell’esistenza del nuovo clan, le indagini che già a partire dal 2015, a seguito di provvedimento cautelare emesso su una serie di attività estorsive poste in essere ai danni di alcuni commercianti, conduceva all’individuazione del nuovo gruppo emergente qualificatosi come “quelli della 167”. L’esistenza del nuovo sodalizio criminale, che ostenta le proprie appartenenze anche sui social con feste nei locali della movida che inneggiano al loro cognome, è saltato fuori – si legge nelle note giudiziarie -, “ grazie al capillare lavoro d’indagine, compiuto malgrado  l’atteggiamento sempre reticente delle vittime delle estorsioni”. Infatti, proseguono i magistrati dell’Antimafia: “emergeva che alla morte di Ciro Casone referente del clan Moccia che storicamente deteneva il controllo del territorio di Arzano una nuova compagine, operante in collegamento con i gruppi di Secondigliano, si appropriava della zona.

La ricostruzione dei carabinieri trovava riscontro nelle dichiarazioni rese, in ordine agli equilibri criminali determinatisi alla morte di Casone, nelle dichiarazioni rese da (omissis ndr) , appartenente al clan Moccia divenuto oggi collaboratore di giustizia. Il clan, che si contorna di giovani tossicodipendenti e sbandati, è dedito sul territorio allo spaccio di droga, alle estorsioni anche sulla vendita del contrabbando di sigarette  e all’usura. Non disdegnando neanche piccole somme di denaro su ristrutturazioni private. La roccaforte, costantemente monitorata, si trova nell’agglomerato della case popolari di via Colombo. Il blitz di  ieri l’altro, non è passato inosservato ai residenti della zona che affacciati ai balconi hanno assistito all’intervento di “bonifica” ambientale.