Le mani della Vanella-Grassi sulla sanificazione, tra gli arrestati anche la mamma di Mennetta

Cinque misure cautelari in carcere, tra i destinatari anche il boss Antonio Mennetta, due obblighi di dimora e di divieto di esercizio di impresa, e un sequestro di beni per oltre 10 milioni di euro rappresentano il bilancio di una indagine della Guardia di Finanza di Napoli. L’espansione commerciale delle imprese riferibili alla Vanella-Grassi e a Mennetta “risulta proiettata anche nei settori d’impresa collegati all’emergenza sanitaria da COVID-19, risultando l’acquisizione di incarichi nel campo della sanificazione dei locali”. Tra i beni sequestrati svariati automezzi ed un’imbarcazione; beni che, sulla base degli elementi finora raccolti, risulterebbero direttamente o indirettamente – secondo la Finanza – collegati ad attività delittuose.

La Vanella Grassi ormai gruppo autonomo

I provvedimenti su Mennetta scaturiscono da complesse indagini condotte su alcuni affiliati di spicco del clan camorristico denominato “Vanella-Grassi”. Il gruppo storicamente attivo nell’area nord di Napoli è nato dapprima come costola dei Di Lauro. Dopo la prima faida è confluito nel cartello scissionista degli Amato Pagano  sino a diventare autonomo nella faida del 2012-13. In base alle investigazioni Antonio Mennetta, sebbene sottoposto al regime detentivo del carcere duro, avrebbe mantenuto saldo il controllo sul suo gruppo.

Il sogno di divenire ‘Imperatore’ di Scampia di Mennetta

ll gip partenopeo contesta agli indagati diverse ipotesi di reato a Mennetta e Company. Si va dall’associazione per delinquere di stampo mafioso, all’estorsione, illecita concorrenza, intestazione fittizia di beni, riciclaggio. Sigilli a undici società, diversi immobili, svariati automezzi ed un’imbarcazione. I destinatari del provvedimento, con custodia in carcere, sono oltre al boss della Vanella Grassi Antonio Mennetta, 35 anni, Annunziata Petriccione, 58 anni e madre dello stesso boss. In carcere anche Alberto Sperindio, 41 anni,  Salvatore Di Bari, 43 anni, e Giovanni Vallefuoco, 50 anni; obbligo di dimora e divieto di esercizio di impresa e di uffici direttivi di imprese, invece, per Gianluca Sperindio, 36 anni, e Antonio Aurino, 34 anni.

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