Il furto di un carico di dieci chili di cocaina avrebbe potuto far scoppiare uno scontro tra un cartello di narcotrafficanti sudamericani-italiani e la camorra napoletana. Quei momenti di tensione sono stati raccontati dal collaboratore di giustizia Alessandro Maddaloni, indagato dalla DDA di Roma che, martedì scorso, ha sgominato un gruppo di narcos internazionali.
Il 20 agosto 2025, il 47enne di Torre del Greco si è presentato, accompagnato dal suo legale, ai militari del Nucleo Investigativo di Civitavecchia annunciando di voler collaborare con la giustizia, e così sono partite le indagini. Maddaloni ha raccontato i dettagli su un giro di cocaina, almeno 800 kg, che ogni anno un gruppo di trafficanti sudamericani e italiani avrebbe fatto arrivare tra Milano, Bologna, Roma e Civitavecchia.
I rapporti tra Maddaloni e Tortoioli
L’ottobre scorso, così, Maddaloni ha iniziato a parlare della sua detenzione con il 63enne romano Roberto Tortoioli, dal quale avrebbe saputo dei traffici di cocaina in Sudamerica. Tra il 2019 e il 2024, Tortoioli avrebbe venduto la droga a Maddaloni, che l’avrebbe poi spacciata durante gli arresti domiciliari. Dopo aver ottenuto la fiducia di Tortoioli, il 47enne di Torre del Greco sarebbe entrato nel giro di frequentazioni con personaggi di origine colombiana e sudamericana, in grado di disporre di notevoli quantità di cocaina, di ottima qualità e a prezzi bassi, per conto dei quali avrebbe consegnato un chilo di cocaina nella provincia romana. Già nel primo interrogatorio il 47enne ha parlato del suo diretto coinvolgimento in una trattativa, relativa a un carico di 10 kg di cocaina, tra il “Presidente”, ovvero il boss colombiano Pavel Morales Guarin, e gli esponenti della camorra napoletana.
Il carico sparito a Scampia
Secondo Maddaloni, i colombiani avrebbero consegnato la droga a un gruppo di Scampia ma, al momento di pagare 280mila euro, questi ultimi avrebbero finto un blitz di polizia facendo perdere le loro tracce. Per questo motivo i colombiani, a conoscenza dei rapporti di Maddaloni nell’ambito della criminalità campana, lo avrebbero incaricato di stabilire un contatto con i responsabili del raggiro per recuperare la droga o i soldi, impegnandosi a consegnargli metà della droga o dei soldi recuperati. Maddaloni avrebbe contattato il fratello di un boss di Giugliano, al quale avrebbe promesso una percentuale sul buon esito della trattativa.
Grazie al gancio, il 47enne avrebbe partecipato, insieme a Guarin Morales e a Tortoioli, a diversi incontri con i camorristi a Giugliano e a Marano. Il giuglianese avrebbe detto a Maddaloni che dietro alla truffa ci sarebbero stati dei camorristi di Scampia, dettaglio saputo da un affiliato informato da un boss di Marano. La pax mafiosa avrebbe impedito l’intervento dei maranesi a Giugliano, ma questi avrebbero promesso di comprare 50 kg di cocaina al mese al prezzo di 17.500 euro pagando, a titolo di indennizzo, 500 euro in più per ogni kg.
Il racconto del pentito
La DDA di Roma ha analizzato innanzitutto il verbale rilasciato da Maddaloni: «Qualche tempo fa il ‘Presidente’ mi riferì di aver subito una truffa da parte di alcuni personaggi di origine campana, ai quali aveva ceduto più volte uno o due chili di cocaina regolarmente pagati; ma quando i colombiani portarono un carico di 10 chili, al momento della consegna i napoletani simularono un intervento della polizia e si impossessarono dello stupefacente senza pagare il corrispettivo, che corrispondeva a 285mila euro (pari a 28mila euro al chilo); il “Presidente” mi promise la metà di questa somma nel caso in cui fossi riuscito a recuperarla. Questo è il motivo per cui io mi attivai e contattai tale P.C., fratello, per quanto a mia conoscenza, del boss di Giugliano, al quale rappresentai la circostanza. Questi, tramite un tale S. di cui posso fornire l’utenza, ha organizzato un incontro a Marano con il reggente del posto, tale A., che si trovava agli arresti domiciliari. Scendemmo io, Tortoioli e il ‘Presidente’ con una Nissan Qashqai, a Giugliano, dove, al bar X, incontrammo P.C. e questo S.; il ‘Presidente’ e Tortoioli seguirono quindi un certo L., che li portò da questo A., io rimasi a Giugliano. Venni, quindi, a sapere che, poiché in questo momento vige una pace tra le consorterie del territorio, questo A. di Marano fece sapere che non poteva fare nulla, ma che, a titolo di risarcimento, si era dimostrato disponibile ad acquistare 50 chili di cocaina al mese al prezzo di 17.500 euro invece di 17mila». Gli inquirenti hanno riscontrato il racconto dall’analisi della copia forense del cellulare consegnato da Maddaloni.

