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lunedì, Agosto 15, 2022
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“Cinque milioni per pagare chi uccideva Mariano Riccio”, le rivelazioni del pentito


I clan di Napoli nord sono usciti profondamente indeboliti dalle faide e dagli arresti condotti dalle forze dell’ordine. Però il colpo mortale ai gruppi criminali è stato inferto dai capi e dai gregari che hanno deciso di collaborare con la giustizia. Antonio Caiazza era detenuto in carcere quando nell’ottobre del 2015 ammise di appartenere al clan Amato-Pagano e l’omicidio di Fortunato Scognamiglio, referente del clan Abete-Abbinante a Mugnano.

La sua attività criminale iniziò nel 2000 e incassò la mesata dal clan fino alla sua collaborazione con la giustizia. Caiazza ha preso parte alla prima faida di Scampia occupandosi dei covi, delle armi e dei veicoli per il cartello Scissionista formato dagli Amato-Pagano, Abbinante, Abete-Notturno, Marino e Prestieri.

Nel 2004 è stata una vedetta armata di Cesare Pagano, dopodiché divenne referente del clan a Casavatore insieme ad Enzo Pagano. E’ stato un uomo di fiducia di Cesarino, infatti, ne ha curato la latitanza fino alla cattura avvenuta nel luglio del 2010.  Dopo le redini del clan vennero assunte da Mariano Riccio e Carmine Cerrato. Caiazza rimase fedele ai nuovi vertici del clan, per cui si rese partecipe all’omicidio di Fortunato Scognamiglio.

LA SCISSIONE A FREDDO

La svolta avvenne con la cosiddetta scissione a freddo che ebbe come conseguenza la costituzione dell’alleanza delle Cinque Famiglie di Secondigliano, formata dai clan che si contrapponevano agli Spagnoli. L’obiettivo era assumere la gestione diretta, in forma di direttorio dei capi, dei territori dei quartieri di Scampia e di Secondigliano.

LA CACCIATA DEGLI AMATO-PAGANO

Alla nuova situazione instauratasi nei due quartieri napoletani si innestò anche il forte malcontento causato dalla decisione di Cesare Pagano di porre il genero Mariano Riccio al vertice del clan melitese. Questo portò anche ad un indebolimento dei rapporti interni tra la le famiglie Amato e Pagano. Le Cinque Famiglie di Secondigliano relegarono gli Amato-Pagano prima a Melito Mugnano ed infine in due piazze di spaccio: la 219 e il Parco Monaco.

Nel verbale di interrogatorio, risalente al 23 marzo del 2016, Caiazza spiegò il malcontento vissuto nel suo clan: “Voglio precisare che io dopo l’arresto di Cesare, che già dimezzato lo stipendio da 30 mila a 15 mila euro, ho iniziato a percepire sempre meno soldi. Inoltre, era ormai chiaro che le 5 famiglie di Secondigliano erano contro Mariano Riccio e non lo volevano più come referente dei capi Amato-Pagano A quel punto si sono proposti come capi Vincenzo Pagano, agli arresti domiciliari a Benevento, con il figlio Cesare il piccolo; quest’ultimo stava a Melito nella 219 e portava le imbasciate al padre a Benevento. I capi delle 5 famiglie, ma al vertice dì tutti vi era Arcangelo Abete, riconoscevano come capo Vincenzo Pagano, infatti so che Arcangelo Abete è anche andato a Benevento ad incontrare Vincenzo Pagano in quanto voleva essere caricato di cocaina. So anche che la famiglia Marino aveva messo una taglia di 5 milioni di euro per pagare chi uccideva Mariano Riccio“.

Clan Amato-Pagano, la storia degli Scissionisti: nascita, faide e passaggi di consegne

 

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Alessandro Caracciolo
Alessandro Caracciolo
Redattore del giornale online Internapoli.it. Iscritto all’albo dei giornalisti pubblicisti dal 2013.
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