Da sinistra Antonio Avolio e Gaetano Cifrone

C’è una traccia piccola, quasi impercettibile. Che agli occhi esperti degli investigatori che conoscono l’area nord e le sue dinamiche criminali potrebbe spiegare molto dell’omicidio di Antonio Avolio, ucciso un mese e mezzo fa in via Teano a Miano. La ‘traccia’ è presente nell’ultima ordinanza di custodia cautelare eseguita nei confronti di Pasquale Scognamiglio, suo figlio GiovanniGiuseppe RomanoLuca Isaia e Salvatore Ronga. Il titolare del bar vessato dai cinque era stato in passato già sotto estorsione dei Cifrone che avevano preteso la somma di mille euro al mese come ‘risarcimento’ per l’incendio scoppiata in vico Cotugno a Miano, incendio appiccato da quelli di abbasc Miano contro l’abitazione riconducibile a Luigi Cifrone (leggi qui l’articolo). A dichiararlo lo stesso imprenditore che cita anche Avolio:«Ho deciso quindi di versare quella quota in quanto, data la caratura criminale di tali soggetti, né Pino Romano né altri soggetti, mi avrebbero più dato fastidio. Pertanto, ho versato i mille euro al mese dal novembre del 2020 fino al luglio del 2021. Preciso in merito che verso i primi giorni del mese, si presentava una persona alla quale, all’esterno del bar, consegnavo in contanti la suindicata somma. In totale ho versato quindi ai cugini Cifrone diecimila euro. Tra i soggetti che mensilmente venivano a prelevare la rata vi era certamente Avolio Antonio, recentemente ucciso a Miano».

L’appartenenza di Avolio a quelli di ‘Ngopp Miano’

Confermata dunque l’appartenenza di Avolio al gruppo ‘erede’ dei Cifrone, quello riconducibile ai Pecorelli. Avolio dunque era contrapposto ai neogruppi che da qualche tempo si sono affacciati su Miano. Nessuno è indagato per il suo omicidio, tuttavia queste dichiarazioni rivelano molto del clima presente nel quartiere. Clima divenuto nuovamente teso dopo il raid contro il negozio di barbiere di proprietà del cognato di Gaetano Tipaldi. Un avvertimento. L’ennesimo. Questo quanto ipotizzano gli investigatori riguardo il raid armato compiuto ieri pomeriggio a Miano contro un negozio di barbiere in via Janfolla (leggi qui l’articolo). Un negozio il cui titolare (da precisare che è assolutamente estraneo a contesti criminali) è imparentato con il ras di ‘Miano di sopra’ Gaetano Tipaldi ‘Nanà’. Sei i colpi che hanno raggiunto la vetrata: sull’episodio sono in corso le indagini della squadra mobile e degli uomini del commissariato Scampia. L’ennesimo atto intimidatorio contro un esponente della ‘vecchia guardia’: la conferma che nel quartiere è in atto un repulisti di tutti coloro legati ai clan che fino a qualche tempo fa si contendevano la zona.

La pista che da Miano porta ai ras di un altro quartiere

Contro di loro l’ambizione di altri soggetti, attivi nella parte alta di Miano fino a Marianella che avrebbero iniziato una sorta di epurazione di tutti i soggetti vicini ad Oscar Pecorelli, ras legato alla vecchia guardia, che avrebbe cercato in queste settimana di costituire un proprio gruppo dopo i numerosi blitz che hanno decapitato prima i vertici del gruppo di ‘Abbasc Miano’ (quello del triumvirato Balzano-Scarpellini-D’Errico) e poi i Cifrone-Tipaldi (attivi nella parte alta del quartiere). A conferma che il clima è pesante, molto pesante, la stesa di qualche settimana fa quando ben 21 colpi sono stati esplosi da un commando (come anticipato da Internapoli, leggi qui)  in vico Secondo Ponte all’altezza del civico 11 nei pressi dell’abitazione di un giovane ras. Personaggio che, secondo le informative, sarebbe legato proprio ad Avolio e soprattutto ad Angelo Contiello, arrestato nel corso del maxi blitz di due anni fa contro quelli di ‘abbasc Miano’. Giovane visto in compagnia dello stesso Avolio e di ragazzi legati a Pecorelli.

 

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