Condannati per l'omicidio Autuori
Condannati per l'omicidio Autuori

Trent’anni di carcere a testa per 5 imputati dell’omicidio Autuori e un’assoluzione. Questa la sentenza emessa ieri dal gup del Tribunale di Salerno, Carla Di Filippo, al termine del rito abbreviato. La pena comminata a Francesco Mogavero ed Enrico Bisogni, entrambi ritenuti mandanti dell’esecuzione delittuosa; Luigi Di Martino  che avrebbe svolto il ruolo di intermediario con Francesco Mallardo e Stefano Cecere

È stato assolto, per non aver commesso il fatto, Gennaro Trambarulo, difeso dall’avvocato Francesco Foreste, (era indagato a piede libero in quanto era stata respinta la richiesta di misura cautelare), ritenuto uno dei due killer (l’altro, Antonio Tesone, è già stato rinviato a giudizio avendo scelto il rito ordinario) e per il quale i pm avevano comunque chiesto la condanna. Inoltre Mogavero, Bisogni, Di Martino, Mallardo e Cecere (che, dopo l’espiazione della pena, dovranno scontare la libertà vigilata per tre anni, oltre le pene accessorie) sono stati condannati anche al risarcimento delle costituite parti civili (la vedova, che fu colpita da una scheggia ad un polpaccio, i figli ed i fratelli della vittima) da quantificare e liquidare in separato giudizio civile.

Il delitto Autuori

Erano le 20.30 del 25 agosto 2015 quando Aldo Autuori, un piccolo boss che stava provando a mettersi in proprio, venne affrontato dai sicari a Pontecagnano. I primi due colpi di una calibro 9 non lo uccisero; sanguinante, tentò di scappare rifugiandosi in un vicolo, ma i due sicari, con casco integrale in sella a uno scooter, lo raggiunsero e lo finirono esplodendo altri due proiettili. Morì così Aldo Autuori, nei pressi di un bar in piazza a Pontecagnano Faiano, nel Salernitano. Ieri, dopo quasi quattro anni di indagini affidate ai carabinieri della Compagnia di Battipaglia, la Direzione distrettuale antimafia di Salerno, nonostante l’arma non sia stata mai trovata, ha chiuso il cerchio e ha chiesto e ottenuto dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per cinque persone, di cui quattro già detenute per altro. Nell’inchiesta, risultano indagate altre due persone che, per i pm titolari del fascicolo Marco Colamonici e Rocco Alfano, sarebbero i due esecutori materiali del delitto, per i quali, però, il giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta di misura e la procura ha già presentato ricorso al Riesame.

Il movente

Il delitto metterebbe in luce una collaborazione tra diversi clan campani, tanto che è stata necessaria una sinergia tra la procura antimafia salernitana e quella napoletana. La ricostruzione della Dda descrive come mandanti dell’omicidio Francesco Mogavero ed Enrico Bisogni, due elementi di spicco del clan Pecoraro-Renna operante nella Piana a Sud di Salerno. I due si sarebbero rivolti a Luigi di Martino, detto ‘o profeta, affiliato al clan Cesarano di Castellammare di Stabia, chiedendogli una “collaborazione” per l’esecuzione materiale dell’omicidio. Di Martino, a sua volta, avrebbe fatto da intermediario tra i mandanti e gli esecutori materiali del delitto rivolgendosi a Francesco Mallardo, capo indiscusso dell’omonimo clan di Giugliano in Campania, il quale avrebbe, poi, dato incarico di uccidere Autuori ad Antonio Tesone, alias ‘uomo della masseria’, e a Gennaro Trambarulo. Le risultanze investigative hanno svelato come Francesco Mallardo, che all’epoca dei fatti era sottoposto al regime della libertà vigilata a Sulmona, sarebbe stato, più volte, contattato e raggiunto in Abruzzo da Luigi Di Martino, al quale avrebbe fornito la disponibilità dei suoi uomini a compiere il delitto. In questo contesto, si inserisce la figura di Stefano Cecere, stretto collaboratore Di Mallardo, che avrebbe fatto da trait d’union con Luigi Di Martino. Cecere e’ stato il primo ad essere arrestato a Giugliano in Campania, tra ieri sera e stamattina, perchè risultava irreperibile e i militari dell’Arma hanno scoperto che aveva in uso una scheda telefonica intestata ad una persona deceduta. Dalle investigazioni, è emerso, per il procuratore capo facente funzioni Di Salerno, Luca Masini, “il forte legame tra Francesco Mogavero ed Enrico Bisogni con Luigi Di Martino del clan Cesarano, tanto da consentire ai primi di chiedere l’aiuto al secondo per eseguire l’omicidio”.

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