Roberto Mazzarella è stato arrestato oggi, era nella lista dei latitanti più pericolosi d’Italia. Il 47enne è accusato di essere il mandante e uno degli esecutori dell’omicidio dell’innocente Antonio Maione, mentre Clemente Amodio è ritenuto essere l’altro killer. Secondo la Procura di Napoli, si tratterebbe di una vendetta trasversale poiché Ivan Maione, fratello di Antonio, ha ucciso Salvatore Mazzarella, padre di Roberto.
L’omicidio in salumeria
La tragica vicenda risale al 15 dicembre 2000 quando Antonio Maione venne colpito da 4 colpi all’interno di una salumeria situata sul corso principale di San Giovanni a Teducco. L’obiettivo dei killer mangiava un panino, insieme ad altri cinque ragazzi e, nonostante il tentativo di ripararsi dietro al bancone, il commando non gli lasciava scampo.
Secondo gli inquirenti, Maione fu attirato nella trappola da un conoscente che si trovava con lui al momento dell’omicidio. A tradirlo sarebbe stato un uomo che si presentò spontaneamente alle forze dell’ordine, quasi a volersi discolpare, dicendo che era stato proprio Antonio a suggerire di andare a «farsi un panino nella salumeria».
Omicidio Maione, le parole dei collaboratori di giustizia
Nuovi importanti elementi sull’omicidio di Antonio Maione emersero nel settembre del 2024 nell’aula del Tribunale di Napoli. La collaboratrice di giustizia Luisa De Stefano, cugina della vittima, ha dato elementi per ricostruire l’uccisione dell’innocente avvenuta il 15 dicembre del 2000.
La pazzignana ha dichiarato di essere a conoscenza che il delitto fosse stato materialmente compiuto da Clemente Amodio insieme a un’altra persona. «Ho saputo dei responsabili dell’omicidio, dopo poco, dalla madre di Antonio Maione che, a sua volta, lo ha appreso dai vertici del clan Sarno che all’epoca erano in pace con il clan Mazzarella. Mia zia mi ha riferito che Clemente Amodio ha agito d’accordo, anzi su ordine di Roberto Mazzarella».
De Stefano ha raccontato anche l’episodio dell’investimento di Amodio da parte sua come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Napoli. Quel tentativo è stato confermato dal figlio della pazzignana, Tommaso Schisa, anche lui collaboratore di giustizia: «Dopo qualche tempo dall’omicidio, non so dire quando, mia madre ha investito con la sua auto Clemente Amodio, dopo averlo incontrato per caso a San Giovanni, non so dire di preciso dove. Mamma mi ha raccontato che egli era a bordo di un motorino e che lei con la sua macchina ‘onesta’, una Lancia Elefantino verde acqua, lo ha alzato in aria. Non so se abbia riportato lesioni, né se sia intervenuto qualcuno – ha aggiunto Schisa in un verbale del dicembre 2020 – Ricordo con certezza che mia madre mi ha raccontato che mio cugino Antonio si era accorto dei killer e che aveva provato a raggiungere l’ingresso posto nella parte superiore della salumeria. In particolare, Antonio stava mangiando un panino con la mortadella e la mozzarella: si è accorto immediatamente del pericolo perché ha visto i killer arrivare».

