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martedì, Dicembre 7, 2021
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Omicidio di Gianluca Cimminiello, confermati gli ergastoli per mandante e coesecutore


La Corte Suprema di Cassazione conferma in via definitiva l’ergastolo per mandante e coesecutore dell’omicidio nel febbraio del 2010 di Gianluca Cimminiello, vittima innocente della camorra. Carcere a vita confermato dunque per Arcangelo Abete e Raffaele Aprea, rispettivamente mandante ed organizzatore del delitto. Cimminiello, di professione tatuatore, fu ucciso per una ritorsione: l’uomo infatti reagì ad un pestaggio voluto dal clan Amato-Pagano, scattato dopo che il tatuatore aveva pubblicato sui social una fotografia nella quale sembrava che tatuasse l’allora calciatore del Napoli Ezequiel Lavezzi, in realtà un fotomontaggio. Un concorrente del 32enne, mosso da gelosia, si rivolse al clan affinché Gianluca ricevesse una lezione. Cimminiello, esperto di arti marziali, ebbe la meglio sulle persone che si erano recate nel suo salone di tatuaggi per pestarlo. Qualche giorno più tardi, un uomo armato si presentò nel negozio del 32enne a Casavatore, provincia di Napoli a ridosso della periferia settentrionale della città, sparando e uccidendo Gianluca. Per il delitto, come esecutore materiale, venne arrestato Vincenzo Russo, che nel dicembre del 2016 è già stato condannato all’ergastolo.

Ad annunciare la decisione della Cassazione la sorella di Gianluca, Susy, che in tutti questi anni ha lottato per la verità e per rendere giustizia al fratello, purtroppo l’ennesima vittima innocente della camorra. «Oggi, dopo 11 anni e 8 processi noi sorridiamo, ce lo possiamo permettere. Si, perche’ ad oggi e soprattutto per questa sentenza che condanna persone indegne che hanno passato la loro vita a distruggere vite senza alcun pentimento io non penso che è finita anche la loro vita perche’ è un destino che hanno voluto loro stessi mettendo al primo posto potere, ricchezza e prevaricazione e condannando me e la mia famiglia all’ergastolo del dolore. Ma il mio grazie più grande va a quell’uomo dietro di me con la mascherina nera che mi ha conosciuta 11 anni fa, mi ha visto piangere, ammalarmi, diventare mamma e donna e non è mai voluto apparire, è uno dei miei avvocati, e ci vogliamo un gran bene», questo il post di Susy sulla sua bacheca.

 

 

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