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mercoledì, Febbraio 8, 2023

Mancò di rispetto al clan, sconto nell’appello bis per il boss Pagano

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Uno sconto di pena nell’appello bis dopo il rinvio operato dalla Cassazione lo scorso aprile. È quanto stabilito dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli (IV sezione) nei confronti del boss degli Scissionisti Cesare Pagano in relazione all’omicidio di Vincenzo Zambrano, ras degli Amato-Pagano ucciso nel corso di un’epurazione interna al clan. Pagano, abilmente difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono, ha incassato sedici anni. Il legale, qualche mese fa, sulla base del ricorso presentato, aveva ottenuto l’annullamento dalla Corte di Cassazione della precedente sentenza (a vent’anni)  fino al risultato dei giorni scorsi. I giudici di secondo grado hanno accolto le argomentazioni dell’avvocato Dello Iacono che ha dimostrato che l’aggravante della finalità mafiosa del delitto avrebbe assorbito quella comune, ovvero i motivi abbietti e futili. Riguardo le precedenti condanne di secondo grado Antonio Lo Russo aveva incassato 11 anni, venti a testa per Giuseppe D’Ercole, Antonio Esposito e Oscar Pecorelli lmentre il pentito Biagio Esposito ne aveva incassati 13. Proprio Esposito era stato il primo a svelare ai magistrati i retroscena di quel delitto.

L’asse tra ‘capitoni’ e Scissionisti

Zambrano morì per il suo comportamento poco rispettoso per i suoi superiori. Punito, dunque, per uno sgarro. Un affronto che in terra di camorra significa morte certa. Secondo la ricostruzione della Procura il ras, colonnello degli Amato-Pagano, fu punito proprio perchè non volle contraccambiare ad un favore ad un altro scissionista. Di quel delitto ha parlato il pentito ed ex ras degli Scissionisti di Scampia Biagio Esposito:«La vittima era del rione Sanità e per paura si era rifugiato a Malaga dove aveva conosciuto Domenico Antonio Pagano, detto “zì Mimì”. Siamo negli anni precedenti alla faida. Quando scoppiò quest’ultima Enzo rientrò a Napoli in quanto a quel punto aveva la nostra protezione. Tuttavia i rapporti poi si deteriorano a causa del carattere di questo ragazzo che era irriverente e offendeva continuamente. Ricordo che si era fidanzato con una ragazza che abitava nella zona dei “Puffi” la quale era intestataria dell’appartamento dove fu poi arrestato Carmine Cerrato. Gli chiesi un favore personale, nel senso di disporre dell’appartamento per “zì Mimì”, ma rifiutò».

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Il racconto del pentito

Quel ‘no’  ne decretò la sua condanna a morte:«La decisione arrivò da Cesare Pagano che ne parlò con me a Quarto ed organizzammo il delitto nel senso che bisognava dare appuntamento alla vittima nei pressi del bar Mexico con una scusa e da lì Antonio Esposito detto ‘Quagliarella’ avrebbe dovuto condurlo lì dove i killer lo avrebbero ucciso».

 

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