Filmati e foto con bambini nudi, anche in tenera età e protagonisti di scene agghiaccianti. Partita da Rimini l’operazione «Blackwirst» (polso nero), che ha portato all’arresto di un pasticcere 59enne per detenzione di materiale pedopornografico, è arrivata anche nel capoluogo dorico dove per lo stesso reato è stato denunciato un padre di famiglia nemmeno 50enne.
A cavallo con il Natale la polizia postale di Ancona, diretta da Cinzia Grucci, ha perquisito la sua abitazione su mandato della Procura di Venezia che coordina un’indagine mirata a disarticolare una rete di utenti in contatto tra loro per scambiarsi e condividere online file pedopornografici con immagini di un gran numero di minori, di diverse etnie, abusati.
Gli agenti sono arrivati di mattina presto, sorprendendo l’uomo, sposato e con figli, ancora nel sonno. La polizia è andata dritta ai supporti informatici del copofamiglia di cui avevano le generalità perché il suo nome è finito, insieme ad altri, nel fascicolo della Procura veneta dalla quale sono partiti gli ordini di perquisizione. Un errore? Sembrerebbe di no. I poliziotti cercavano alcuni codici di file specifici, probabilmente gli stessi trovati dal pasticcere riminese, che il padre di famiglia avrebbe ricevuto tramite uno scambio online con altri presunti pedofili.
La ricerca, almeno in prima battuta, non ha fatto emergere un quantitativo di materiale tale da far scattare l’arresto per l’anconetano che per ora risulta solo indagato. L’uomo però aveva cambiato di recente il suo computer con uno più nuovo. Il vecchio dispositivo non era più in suo possesso al momento della perquisizione.
La sua reazione, alla vista degli agenti che hanno consegnato il verbale di perquisizione con tanto di motivazione, è stata di enorme stupore. Sequestrato il cellulare dal quale sarà possibile ripercorrere la navigazione in rete e la messaggistica e gli tutto il materiale informatico trovato in casa come pennette, dischetti e hard disk esterni. La polizia postale attende di sapere se dovrà procedere ora ad un esame più approfondito delle apparecchiature o se dovrà spedire il tutto a Venezia che si occupa dell’indagine.
Quella dell’anconetano non è stata l’unica perquisizione scattata nei giorni scorsi. Altre cinque città sono rientrate nei controlli per un totale di cinque indagati, tutti per detenzione di materiale pedopornografico. Le perquisizioni hanno riguardato, dopo Ancona, anche Venezia, Varese, Salerno, Foggia e Rimini. A Rimini, la scorsa settimana, era scattato un arresto a carico di un pasticcere di 59 anni – riporta Il Resto del Carlino – dove nel computer c’erano migliaia di immagini di bambini sottoposti a soprusi. L’indagine ha tratto origine dalla collaborazione internazionale ormai consolidata tra le forze di polizia. A Venezia la perquisizione, sia nella casa di abitazione dell’indagato che sul posto di lavoro, ha riguardato i device utilizzati da un 43enne, residente in un paese della provincia, nei quali la polizia postale ha rintracciato fin da subito tracce del materiale illegale, con foto di minori in pose esplicite.

