Prima la ‘girata’ poi l’omicidio a Secondigliano, così si consumò il tradimento ai Di Lauro

L’omicidio di Lucio De Lucia fu uno dei più importanti, dal punto di vista strategico, avvenuti nella seconda faida di Secondigliano e Scampia. Fu una prova di fedeltà (come già anticipato da Internapoli in un altro articolo). Un modo per provare agli Scissionisti la propria ‘girata’ ossia l’abbandono del clan Di Lauro per i nuovi signori dell’area nord, prova che dunque doveva giocoforza passare per l’esecuzione di una personalità del clan Di Lauro di notevole caratura criminale. Accadeva anche questo durante la faida di Secondigliano e Scampia dove quelli che un tempo avevano militato con Paolo Di Lauro abbandonavano la ‘casa madre’ per aderire alla galassia scussionista. Per tali mitivi fu ‘scelto’ Lucio De Lucia ‘cap e chiuov’, padre di Ugo uno dei killer di fiducia di Cosimo Di Lauro.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia hanno aiutato gli inquirenti a ricostruire i particolari di quel delitto scoprendo che ad agire furono due batterie di killer, la prima composta dagli arzanesi Marco Maisto e Antonio Matrullo, la seconda da Luigi Giannino e Luigi Magnetti, due ex Di Lauro che erano da poco passati con i nemici. Antonio Caiazza ha spiegato:«Cesare Pagano aveva scarsa fiducia nei fratelli Alessandro e Marco Maisto perchè poco propensi a sottostare agli ordini del Pagano evitando di partecipare agli incontri nei covi della compagine, indice questo di un possibile passaggio a gruppi avversi, in particolare ai Di Lauro, ai quali erano già affiliati in passato ciò nonostante la prova di fedeltà resa da Marco Maisto che aveva partecipato all’omicidio di Lucio De Lucia, padre di Ugo esponente di spicco del clan Di Lauro». Per Giannino e Magnetti nessun provvedimento visto che entrambi saranno uccisi: il primo, ‘Cutaletta’ ucciso dagli stessi Di Lauro mentre ‘Mocillo’ (Magnetti) ‘punito’ con la morte dagli Amato-Pagano perchè ‘colpevole’ di aver fallito un agguato di camorra.