E’ una vera e propria sorpresa quella proveniente dalla Cassazione in relazione all’inchiesta sul racket del caro estinto a Casoria che portò, qualche anno fa, all’arresto di sette persone. Tra esse Salvatore Esposito, «imprenditore di Casoria – come era riportato nell’ordinanza che portò al suo arresto – con compiti di appoggio costante all’ associazione criminale nel corso degli anni, di istigatore alla commissione di omicidi strategici per l’ organizzazione, di soggetto dedito al riciclaggio e reimpiego delle utilità economiche del clan, della cui azione criminosa a sua volta beneficiava per la conquista violenta del monopolio di fatto nei settori economici di interesse». Per la Procura in pratica Esposito era una sorta di tuttofare dei Moccia nella gestione del racket del ‘caro estinto’.

La Suprema Corte ieri ha annullato senza rinvio la sentenza d’appello contro Esposito in relazione all’aggravante dell’associazione e inoltre annulla senza rinvio agli effetti penali la stessa sentenza limitatamente ai fatti anteriori al 2005. Decisive le argomentazioni del legale di Esposito, l’avvocato Claudio Davino. La prima parte dell’ordinanza firmata dal gip Carlo Alessandro Modestino ricostruì l’ aggressione subita dal giornalista delle “Iene”, Giulio Golia, e dalla sua operatrice Alessandra Frigo. Mentre lavoravano alla loro inchiesta sul monopolio dei funerali a Casoria, i due vennero aggrediti da Giovanni Battilano. L’ operatrice fu aggredita e rapinata della telecamera da Maurizio Liquore. La Cassazione ha respinto il ricorso di Battilano mentre ha dichiarato inammissibile quello di Liquore.

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