Rapinarolex tra Napoli e la Spagna, prime crepe nella maxi inchiesta che aveva portato un mese fa a 12 arresti. Nelle scorse ore è stato infatti scarcerato Paolo Cappuccio che, nella prima udienza, era stato posto agli arresti domiciliari nonostante la Procura generale avesse invocato la custodia in carcere. Nella successiva udienza il suo legale, l’avvocato Carmine Pascarosa, aveva sollevato una questione di incompletezza del mandato di arresto europeo. La Corte, accogliendo le argomentazioni del difensore, aveva disposto un’integrazione documentale, rinviando nelle more alla data del 9 giugno.
Attraverso un videocollegamento con la Procura spagnola si è giunti così ad un patteggiamento a sei anni con pena sospesa, che ha comportato una caducazione degli effetti del mandato di arresto europeo. Cappuccio è stato dunque scarcerato immediatamente. Per un altro indagato, Sergio Alessandro Annunziata, difeso dall’avvocato Antonella Senatore, non risulta ancora pervenuto il mandato di arresto europeo e dunque è stato disposto un nuovo rinvio.
L’operazione era stata effettuata dalla Squadra Mobile di Napoli e dalla Policía Nacional spagnola, sotto la regia di Europol. Al termine dell’udienza di convalida avevano ottenuto i domiciliari Sergio Alessandro Annunziata (difeso dall’avvocato Antonella Senatore), Emanuele Silvestri (difeso dall’avvocato Tiziana De Masi), Paolo Cappuccio (difeso dall’avvocato Carmine Pascarosa), Giuseppe Macor (difeso dall’avvocato Carlo Ercolino) e Raffaele Bavero. Per gli altri indagati la Corte d’Appello di Napoli ha confermato il carcere.
Le indagini hanno fatto luce su come i rapinatori agivano: i gruppi, le cosiddette “paranze”, erano costituiti mediamente da 3 a 5 persone, con compiti e ruoli ben definiti. Un soggetto individuava la vittima che indossava al polso un orologio di particolare pregio, mentre gli altri si mantenevano a distanza per non destare sospetti. Le vittime venivano individuate in ristoranti di lusso, beach club e alberghi prestigiosi. Successivamente, in attesa del momento propizio per la rapina, iniziava il pedinamento.
Al momento opportuno, uno o due componenti del gruppo aggredivano con violenza la vittima, strappandole l’orologio dal polso. Il rapinatore si dava poi alla fuga a bordo di uno scooter guidato da un complice. L’attività investigativa ha portato alla luce una fitta rete criminale tra Napoli e la Spagna, ormai caratterizzata da una dimensione internazionale e da introiti particolarmente rilevanti.


