HomeCronacaStop alle telefonate dei boss dal carcere di Secondigliano, funziona il 'disturbatore'

Stop alle telefonate dei boss dal carcere di Secondigliano, funziona il ‘disturbatore’

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Stop alle telefonate dal carcere, funziona lo jammer.  “Da oggi i telefonini in carcere saranno del tutto inutili. La sperimentazione dell’inibitore nel carcere di Secondigliano, conclusa poco fa, è riuscita alla perfezione”. Queste le parole di Alberto Balboni, sottosegretario alla Giustizia e senatore di Fratelli d’Italia, pronunciate ieri e riportate dal quotidiano online del Ministero della Giustizia.

“Si tratta del primo istituto, ma presto ne seguiranno altri – ha aggiunto il sottosegretario -. Ai detenuti sarà d’ora in poi impossibile trasmettere e ricevere attraverso qualunque dispositivo introdotto illegalmente nell’istituto. La data odierna verrà ricordata come il giorno in cui gli istituti penitenziari sono diventati impenetrabili alle comunicazioni illecite e questo grazie all’impegno del Governo Meloni”.

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“Desidero ringraziare il capo Dap Stefano Carmine De Michele – ha concluso Balbonie tutti coloro che in questi anni hanno lavorato in silenzio e nella assoluta riservatezza per realizzare questo importante progetto in cui Fratelli d’Italia ha creduto fin dall’inizio della legislatura. L’avevamo detto: renderemo impossibile la vita alla mafia e ai criminali che vogliono continuare a dare ordini dal carcere. Stiamo rispettando l’impegno preso con gli italiani”.

Jammer nel carcere di Secondigliano, arriva la reazione del sindaco penitenziario

Accogliamo con soddisfazione la notizia del successo ottenuto nel carcere di Secondigliano dove è stato sperimentato l’uso dei jammer: con questi dispositivi in funzione è stato infatti inibito ai detenuti di adoperare illegalmente i cellulari per comunicare. Riteniamo sia una soluzione importante per rafforzare la sicurezza degli istituti penitenziari, peraltro, molte volte sollecitata negli anni scorsi, ma nelle carceri servono anche più agenti“. Così l’Uspp, con il presidente Giuseppe Moretti e il segretario regionale Ciro Auricchio commentano la fine della sperimentazione dei dispositivi in grado di “spegnere” le comunicazioni fraudolente via telefono in cella.

“Finora, grazie ai cellulari, – viene sottolineato dai due sindacalisti – i mafiosi si sono tenuti in contatto con parenti e affiliati ancora liberi per organizzare i loro business illegali e anche per ordinare azioni violente”.

“I cellulari in carcere – ricordano i due sindacalisti – rappresentano una seria criticità non soltanto per la sicurezza degli istituti, ma anche per il lavoro quotidiano della polizia penitenziaria costantemente impegnata nel monitoraggio. Se i risultati annunciati saranno confermati -auspichiamo che Secondigliano rappresenti non un punto di arrivo ma di partenza di un programma nazionale dí progressiva implementazione di questa tecnologia”. L’ Uspp, però, ritiene che la tecnologia da sola non basti per contrastare il fenomeno dell’ illecita introduzione di cellulari e droga nelle carceri: “richiede un intervento coordinato di strumenti e investimenti nelle strutture, richiede formazione del personale e un rafforzamento degli organici perché, lo ricordiamo ancora, tra Secondigliano e Poggioreale mancano circa 200 agenti“.

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