“Rispoli svelò il tradimento di Marino”, il fratello di Tina tirato in ballo dal pentito del clan Di Lauro

A meno di ventiquattr’ore dalla discussa partecipazione al programma ‘Non è l’Arena’ di Tony Colombo e di Tina Rispoli, a tirare nuovamente in ballo la donna, anche se indirettamente, non è un’inchiesta giornalistica ma le rivelazioni bomba di Salvatore Tamburrino, pentito che con i suoi racconti sta svelando retroscena e affari dei clan dell’area nord e soprattutto del gruppo di cui era, fino allo scorso 2 marzo 2019, uno degli elementi più fidati: il clan Di Lauro. E’ il 23 ottobre del 2019 quando Tamburrino parla dell’inizio della faida (quella del 2004) e del coinvolgimento dell’ala scissionista nell’uccisione di Fulvio Montanino e di suo zio Claudio Salierno. Un colpo duro per la cosca di via Cupa dell’Arco tant’è che lo stesso Tamburrino racconta di una riunione infuocata in cui Cosimo Di Lauro, all’epoca reggente del clan, infuriato disse ai suoi di scoprire chi fossero i promotori di quella ribellione che avrebbe cambiato per sempre la malavita dell’area nord.

Si tratta di un passaggio fondamentale in cui Tamburrino tira in ballo direttamente i Marino e Vincenzo Rispoli, fratello di Tina. Stando alle dichiarazioni di Tamburrino fu Rispoli a confermare a Cosimo Di Lauro il passaggio dei Marino delle Case celesti tra le fila della Scissione. Dichiarazioni che, sia chiaro, saranno oggetto di approfondimenti per i magistrati (Rispoli non risulta indagato) ma che gettano nuove ombre sui rapporti tra i due gruppi:«Dopo l’omicidio Montanino-Salierno ci recammo da Cosimo, io Marco Di Lauro, Ciro Di Lauro, Giovanni Cortese, addirittura c’erano Enzo Notturno o vettore e tale Frizione che poi essersi invece schierati con gli scissionisti; da Raffaele Rispoli che aveva saputo da Tina Rispoli e Maria Rispoli, le sorelle, apprendemmo del coinvolgimento di Gennaro Marino mecchei. Per Cosimo l’omicidio di Fulvio Montanino era un attacco alla sua famiglia di sangue per cui si doveva scatenare una guerra, fare una strage. Fui io che diedi la notizia a Cosimo che veniva da Raffaele Rispoli e Cosimo convocò il Rispoli che confermò che l’omicidio era di mano di Gennaro Marino tant’è che io, Prezioso Giuseppe, Cortese ed altri ci recammo alle case celesti allo scopo di verificare se Genny Marino si trovasse lì, perchè Cosimo lo voleva convocare e attirarlo in trappola. Ma i pali della piazza negarono che Genny fosse alle case celesti».