Trent’anni di carcere per quattro esponenti degli scissionisti di Scampia. È la pena chiesta dal pubblico ministero Giuliano Caputo nel processo per l’omicidio di Giulio Ruggiero, ucciso durante la guerra di camorra tra il clan Di Lauro e il cartello Amato-Pagano. Alla vittima venne mozzata la testa, successivamente presa a calci dai killer come macabro messaggio di sfida.
La Procura chiede trent’anni per quattro imputati
Davanti al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Napoli, il magistrato ha chiesto la condanna a trent’anni per Cesare Pagano, Ciro Caiazza, Vincenzo Notturno e Giovanni Esposito. Il processo riporta in aula uno degli episodi più violenti della prima faida di Scampia, quando il gruppo degli scissionisti cercò di sottrarre al clan Di Lauro il controllo del mercato degli stupefacenti. Come ricostruito dalla Procura anche grazie al racconto di numerosi collaboratori di giustizia Ruggiero venne attirato in trappola attraverso la promessa di acquistare una partita di droga. L’incontro era stato organizzato in una villa di Varcaturo: qui appena arrivato Ruggiero sarebbe stato ucciso con un colpo di pistola alla nuca. L’esecuzione, però, rappresentava soltanto la prima parte del piano attribuito agli uomini del cartello. Dopo l’omicidio, il corpo sarebbe stato caricato su una Volkswagen Passat per raggiungere Scampia, nella zona di via Ugo Pratt. Prima del trasferimento, secondo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, i killer avrebbero utilizzato un attrezzo da taglio per separare la testa dal cadavere.

