La camorra progettava una truffa ai danni dei clienti Enel e avrebbero coinvolto hacker russi, ucraini e romeni. La circostanza emerge dalle indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Napoli e della Dda che nei giorni scorsi hanno portato all’arresto di una ventina di presunti affiliati alla famiglia Licciardi, clan appartenente dell’Alleanza di Secondigliano.
Un affare da 2 milioni di euro
Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, i Licciardi progettavano di fare l’affare – da ben due milioni e mezzo di euro – insieme con gli “amici” del clan Russo, organizzazione nolana, ma la riuscita del colpo al momento rimane avvolta nel mistero.
Dalle conversazioni, che riguardano anche colui che viene indicato come il reggente del clan Licciardi, Paolo Abbatiello, gli investigatori vengono a sapere che il clan intende inserire – di nascosto – nelle bollette una voce di spesa da 8,60 euro destinata a confluire in alcuni conti correnti appositamente attivati. I proventi della truffa, secondo il progetto, dovevano essere fatti sparire in pochi istanti da quei conti, da persone esperte, per poi essere suddivisi tra i vari protagonisti del progetto.
Una talpa in azienda
Da un’intercettazione si evince anche che il progetto prevedrebbe il coinvolgimento di un basista interno alla società. Il periodo in questione risale a febbraio 2023, quello in cui gli inquirenti documentano i rapporti tra i Licciardi e i clan dell’agro nolano.
Gli indagati intercettati sottolineano nelle conversazioni che si tratta di un affare poco rischioso, in quanto prevede solo una denuncia e non l’arresto “perché è appropriazione indebita”. Sempre a loro parere, era pure assai difficile che qualcuno dei truffati presentasse denuncia, visto l’esiguità dell’eventuale maltolto, cioè, 8,60 euro.

