Fabio Ascione non è stato ucciso in via Carlo Miranda ma in via Rossi Doria nei pressi di un campo sportivo e a poco metri dalla sua abitazione. È’ lì che Francesco Pio Autiero, fermato insieme ad un minorenne, avrebbe trovato riparo dopo la sparatoria avvenuta poco prima con soggetti orbitanti nel clan Veneruso/Rea. Li avrebbe incontrato Fabio Ascione e un amico che tornavano da lavoro. Avrebbe mostrato loro la pistola e da lì sarebbe partito il colpo fatale che ha ucciso il 20enne che avrebbe avuto il tempo di dire “Ua mi ha colpito” prima di accasciarsi a terra. Questo quanto riportato nel decreto di fermo eseguito ne confronti del 23enne Francesco Pio Autiero, originario del rione Pazzigno ma da tempo orbitante nella zona tanto da finire in contrasto con il gruppo originario di Volla. Come riportato dal pubblico ministero della Dda Sergio Raimondi “Autiero ha accettato su di sé il rischio di uccidere qualcuno maneggiando un’arma con un colpo in canna. Autiero si vantava di quanto avvenuto poco prima e teneva il braccio alzato”. Alcuni testimoni hanno aperto una breccia nel muro di omertà calato sul quartiere e hanno spiegato ai carabinieri quanto realmente accaduto raccontando che l’omicidio si è consumato in via Rossi Doria e che Ascione era del tutto estraneo a dinamiche criminali.
La scena è stata anche ripresa da un sistema di videosorveglianza. Il provvedimento di fermo nei confronti di Autiero è stato emesso dalla Procura (pm Sergio Raimondi, procuratore aggiunto Sergio Amato) ritenendo peraltro sussistente il pericolo di fuga.
Funerali di Fabio Ascione, Ponticelli piange il giovane innocente ucciso

