«Ci prendiamo Melito?». La decisione di Mennetta di fare guerra agli Scissionisti presa a Secondigliano

Antonio Mennetta manifestò sin dalla sua uscita dal carcere il suo desiderio di autonomia. Quella libertà di movimento che gli avrebbe permesso di conquistare, secondo i suoi piani, il potere assoluto su Secondigliano e Scampia. I ‘desideri’ di Ennino sono stati spiegati ai magistrati antimafia da Mario Pacciarelli attuale collaboratore di giustizia ma soprattutto ex componente del braccio militare della Vanella Grassi:«Mennetta non sopportava di stare sotto agli Amato-Pagano, lui voleva stare in proprio; nella casa di via Lungo Ponte, di Sara Blond, la cantante zia di Giò Banana, che era il nostro bunker, trascorrevamo intere giornate insieme. Il ragionamento di Mennetta era che voleva essere autonomo, che lui aveva problemi con gli Amato-Pagano a causa di un vecchio omicidio come riportato da Cronache della Campania. Diceva che gli Amato-Pagano ci buttano, ossia ci eliminano tutti. Mennetta alla presenza dei cugini  ci disse: “Ve la sentite se andiamo addosso a Melito”, intendendo gli Amato-Pagano e rispondemmo: “Quello che fate voi, a noi sta bene”».

In quel momento, racconta Pacciarelli, gli Amato-Pagano erano comandati da Carmine Cerrato ‘Taekendò’ e da Mariano Riccio. Nel Lotto G, che all’epoca era la roccaforte degli Amato-Pagano c’erano Pilotino ossia Luigi Aruta, Antonino D’Andò, Salvatore Barvato, Mirko Romano e Giovanni Illiano. «Io frequentavo sia Melito che il Lotto G perché accompagnavo i capi. La scissione avviene dopo l’omicidio di Faiello….Noi siamo stati chiusi per una settimana in casa dopo quel delitto».