Duro colpo al clan Mallardo, sequestrati beni da 17 milioni di euro da Giugliano a Roma
Duro colpo al clan Mallardo, sequestrati beni da 17 milioni di euro da Giugliano a Roma

Il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli ha proceduto, su disposizione della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli, alla confisca, tra Campania e Lazio, di un patrimonio del valore di 17,6 milioni di euro riconducibile a Michele Palumbo, appartenente al clan camorristico Mallardo.

Le Fiamme Gialle hanno confiscato 17 unità abitative tra i comuni di Giugliano, Aversa, Mentana, e Monterotondo, 11 terreni nel comune di Mentana, oltre a quote e immobili relativi a una società operante nel settore immobiliare con sede a Fonte Nuova, riconducibili a Palumbo e al suo nucleo familiare.

L’attività trae origine da indagini delegate dalla Dda di Napoli ed eseguite dagli specialisti del Gico partenopeo che hanno eseguito, nel periodo dal 2010 al 2021, diversi provvedimenti di sequestro preventivo e di misure di prevenzione patrimoniali disposti dai Tribunali di Roma e Napoli nei confronti, tra gli altri, di Palumbo.

La decisione su Michele Palumbo

Era il 14 gennaio del 2014 quando la Finanza piazzò un duro colpo contro alcuni imprenditori, ritenuti le teste di legno del clan Mallardo disponendo un sequestro di beni mobili ed immobili per 40 mln di euro. A distanza di 8 anni arriva la confisca per gran parte di quei beni, mentre per altri è stata disposta la restituzione.

Disposta la confisca di quasi tutti i beni a carico dell’imprenditore Michele Palumbo, ritenuto uomo di fiducia e prestanome dell’ex capoclan Feliciano Mallardo (oggi defunto).  I beni sequestrati andavano dagli immobili ai beni aziendali, dalle partecipazioni societarie agli autoveicoli. Le imprese riconducibili agli imprenditori riciclavano e reimpiegavano i proventi delle molteplici attività delittuose del clan «Mallardo», egemone nel comune di Giugliano in Campania e nei territori limitrofi.

Operazione della Finanza

Le indagini del Gico (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) e del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, erano partite nel 2013 e si basavano su dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia circa l’esistenza di una cellula camorristica federata con il noto clan, con ramificazioni estese fino alla Capitale. I successivi accertamenti patrimoniali – effettuati nei confronti di 94 persone fisiche e giuridiche – avevano permesso di ricostruire un vero e proprio gruppo imprenditoriale. Era composto da diverse società attraverso le quali i destinatari della confisca hanno effettuato ingenti investimenti, principalmente nel settore delle costruzioni edilizie – di qui il nome dell’operazione: «Domus Area 2» – nonché in quello della distribuzione di combustibile per uso domestico.

 

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