Gli stadi campani ed italiani, dalle grandi arene ai campi della periferia, continuano a essere teatro di un rapporto malato tra tifo e violenza. Quello che dovrebbe essere un momento di festa e di crescita sociale per le comunità locali si trasforma, con una frequenza inquietante, in guerriglia urbana e atti di pura delinquenza. Un clima di intimidazione costante che allontana le famiglie e i veri sportivi, lasciando il campo a branchi di esagitati che utilizzano la maglia come scudo per compiere reati.
Violenza allo stadio nel Napoletano, calciatore colpito alla testa dal petardo
L’ultimo episodio di questa deriva riguarda la sfida di Promozione tra Città di Brusciano e SSC Casoria 1979, trasformata in un bollettino di guerra. La gara è stata interrotta mentre il Casoria era in vantaggio per 1-0. Dalla tifoseria locale è partito un fitto lancio di fumogeni e petardi ad alto potenziale. Uno di questi ha colpito in pieno volto un calciatore del Casoria, trasportato d’urgenza in ospedale per una ferita alla testa. Le immagini che circolano in rete mostrano scene di panico e inciviltà che non possono restare impunite.
“Siamo stanchi di commentare atti di barbarie travestiti da agonismo”, dichiara il deputato di AVS Francesco Emilio Borrelli, che ha ricevuto decine di segnalazioni video dagli spettatori presenti. “Colpire un atleta con un petardo non è tifo, è un tentativo di ferire o peggio. È un atto criminale che va punito con la massima severità. Mi dicono che non è la prima volta che certi gruppi legati al Brusciano si rendono protagonisti di simili violenze: se così fosse, siamo di fronte a una recidiva intollerabile.”
“Esprimo la mia totale solidarietà al calciatore ferito, a cui auguro una pronta guarigione, e alla società dell’SSC Casoria. Chiedo al Giudice Sportivo una mano pesante, ma soprattutto chiedo alle autorità di identificare ogni singolo responsabile attraverso i video. Questi soggetti non devono più mettere piede in un impianto sportivo. O riusciamo a spezzare questo legame tra tifo e violenza, o il calcio dilettantistico, che è l’anima dei nostri territori, è destinato a morire sotto i colpi dell’inciviltà”, conclude.

