QUALIANO. Molti si chiedono quant’è il tasso di disoccupazione a Qualiano. Nessuno ancora lo sa, tranne l’Istat che tarda a comunicarlo, ma, purtroppo, servirebbe a molto poco. C’è invece un grande bisogno di dati e di indicatori locali per capire come vengono amministrate le nostre cittadine. Preferiamo, invece, giudicare i politici dall’aspetto o dalla simpatia o dalla “manigliatura”. Comunque, per pura curiosità, l’ultimo dato sulla disoccupazione a Qualiano è del censimento 1991 ed è pari al 46%. Se dovessi stimare il tasso di disoccupazione di Qualiano oggi, e cioè al terzo trimestre 2004 e facendo riferimento ai metodi più moderni dell’Istat, direi che si collocherebbe tra il 20 e il 25%.
Nel 2004, anno nel quale l’Istat ha adottato nuove tecniche di rilevazione del lavoro in Italia, il tasso di disoccupazione sembra aver raggiunto un livello di minimo storico. L’ultimissimo dato reso noto dall’Istat per l’Italia e relativo al terzo trimestre 2004 è il 7,4%. La Campania, non esistono dati provinciali e comunali relativi al 2004, ha esordito nel primo trimestre con il 16,6%, sceso al 15,5% nel secondo e ancora al 13,7% nel terzo trimestre dell’anno. Tra la vecchia e la nuova rilevazione Istat deve essere successo qualcosa di strano in Campania se è vero che il dato medio relativo al 2002 era 21,1% e quello relativo al 2003 era 20,2%. I dati provinciali sono relativi alla vecchia rilevazione e sono 24,7% per il 2002 e 23,6% per il 2003. Infine, è utile riportare il dato del censimento 2001 per il Sistema Locale del Lavoro di Napoli, comprendente anche i comuni del giuglianese, che risulta pari a 32,7% contro il 33,3% dell’agro aversano. Purtroppo, a distanza di tre anni dal censimento, non sono stati ancora diffusi i dati sull’occupazione e la disoccupazione a livello comunale. Quindi l’unico dato ufficiale disponibile oggi è ancora quello relativo al censimento 1991 che assegnava al Comune di Qualiano il 46% di disoccupazione – 68,8% quella giovanile – e alla Provincia di Napoli il 42,2%.
Alcune considerazioni si impongono al di là dei dati. La prima è relativa ai dati nazionali e regionali 2004. Si dice che è diminuita la disoccupazione, ma questo è vero solo perché sono diminuite le persone che cercano attivamente un lavoro e perché, presumibilmente, sono aumentate le persone che lavorano a nero. Ciò si evince, molto semplicemente dalla diminuzione dei tassi di attività e dei tassi di occupazione. La seconda è relativa alla scarsità di dati comunali e alla confusione generata dall’Istat con le nuove modalità di rilevazione dei tassi di disoccupazione. La terza ed ultima osservazione è relativa alla difficoltà o impossibilità di valutare le politiche locali attraverso le statistiche. Occorrerebbe, invece, creare una serie di indicatori locali che diano informazioni puntuali sull’attività politica e amministrativa degli enti e delle istituzioni che operano sul territorio affinché i cittadini possano acquisire maggiore consapevolezza del ruolo svolto dalla classe dirigente locale.
