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«I NUOVI POVERI SONO IN GIACCA E CRAVATTTA»
Il rapporto Eurispes: la crisi travolge il ceto medio

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NAPOLI. Un’Italia sempre più povera e sfiduciata, dove si fa fatica ad arrivare alla
fine del mese e ci si rifugia sempre più spesso nell’acquisto a rate e nel
gioco d’azzardo per integrare un reddito che non basta mai. È la foto di un
Paese «confuso e abulico, che tentenna sulla strada da intraprendere»,
quella scattata dall’Eurispes nel Rapporto Italia 2005. Un Paese, tuttavia,
a cui «non difettano né l’intelligenza, né le risorse, né la forza per
uscire da questa situazione di stallo». Ciò che occorre, quindi, «è una
forte assunzione di responsabilità della nostra classe dirigente». Insomma,
«un progetto, una meta verso la quale dirigersi, una prospettiva
unificante». «Il mondo gira, l’Italia no», ha osservato il presidente
dell’Istituto Gian Maria Fara. E il Governo «non ha preso il toro per le
corna e non ha affrontato la situazione con il dovuto impegno, rifiutando di
vedere le cose come stanno». Anche misure come la riforma fiscale, così,
«sono arrivate in ritardo», dopo che in tre anni il potere d’acquisto ha
perso il 24%. Quello che bisognava fare, invece, «era mettere i soldi in
busta paga, aumentando le retribuzioni di almeno il 6-7%».
Economia di crinale, povertà dilaga. Industria che non compete, turismo alle
prese con una delle crisi più profonde degli ultimi anni ed economia a
cavallo tra la legalità e l’illegalità, dove regnano sommerso (ormai vicino
al 28% del Pil, pari a 302 milioni di euro) ed evasione fiscale (134
miliardi nel 2004, che diventeranno 145 nel 2005). «Se non si blocca questa
spirale perversa – dice Fara – vi è il rischio di dover assistere a una
profonda trasformazione della nostra società nella quale a un ristretto ceto
di privilegiati si contrapporrà un numero sempre più crescente di quasi
poveri». Si tratta della cosiddetta «povertà in giacca e cravatta» dei ceti
medi, che si aggiungono ai 14 milioni di individui già «sicuramente poveri o
quasi poveri». Una situazione la cui via d’uscita non si trova: oltre metà
degli italiani, in particolare al Sud, vede nero sulla situazione economica
e si dice delusa per le scelte del Governo.
Logorati da inflazione, crolla potere acquisto. Gli italiani sono «logorati
dall’inflazione» e, con un potere d’acquisto di salari e pensioni crollato
nell’arco di tre anni, sono costretti a tagliare i beni voluttuari e hanno
difficoltà anche nell’acquisto di beni indispensabili e di uso quotidiano.
Il carovita, secondo l’Eurispes, tra il 2001 e il 2004 è cresciuto dell’8%
annuo e così il potere d’acquisto di salari e pensioni è calato di oltre il
20% per operai e impiegati. L’unico modo per integrare un reddito che non
basta, quindi, è ricorrere agli acquisti a rate, per i quali si registra un
boom: tuttavia, non ci si rivolge al credito al consumo per i beni
voluttuari come viaggi e vestiti, bensì per quelli necessari come l’auto,
l’elettrodomestico o i mobili. Anche se sono tanti quelli che, in
alternativa, puntano sul gioco d’azzardo: 23 i miliardi spesi in scommesse
nel 2004.

E poi c’è l’emergenza rifiuti. L’Italia arretra su tanti fronti, ma non su quello dei
rifiuti. Secondo i calcoli dell’Eurispes la produzione di spazzatura, tra il
2000 e il 2003, è cresciuta più rapidamente del Pil: +3,8% contro +2,4%. Con
un campanello d’allarme che suona minaccioso: da qui a dieci anni
l’emergenza rifiuti in Campania sarà un affare da 350 milioni di euro e
«tanto denaro non può non alimentare le mire di chi in questi anni ha fatto
affari sui rifiuti».
Campania maglia nera anche per criminalità. È la Regione con il più alto
numero di omicidi tra il ¹99 e il 2003 (311 su 666), e Napoli spicca come la
provincia in cui si registra il maggior numero (43% del totale) di denunce
per reati assimilabili alle associazioni mafiose. Secondo l’Eurispes,
ammonta a quasi 100 miliardi di euro il giro d’affari delle “quattro cupole”
italiane nel 2004.

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