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LA FABBRICA DELLE ELEZIONI
Come funziona la macchina dei consensi

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Caro Direttore di InterNapoli, ti allego un vecchio articolo. Ovvero, trattasi di un corsivo che risale agli anni della Dc, Prima Repubblica e di pre-Tangentopoli. Mettendo a posto l’archivio, l’ho riletto con gustava avidità e mi è sembrato di stridente attualità considerata l’imminente scadenza elettorale. Secondo me, poco o nulla è cambiato, ma sarò grato al tuo quotidiano on-line se potesse fungere da stimolo per un sereno, pacato e costruttivo dibattito a più voci, soprattutto per quanti hanno la (s)fortuna di vivere e lavorare nell’area metropolitana a Nord di Napoli.

Con affetto

M. C.






LA FABBRICA DELLE ELEZIONI




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Quella del candidato alle elezioni, sia a livello regionale che a livello nazionale per la Camera dei deputati o per il Senato, diventa una vera e propria professione. La raccolta del consenso e dei voti prevede ormai una complessa organizzazione permanente, una vera e propria “fabbrica” con tanto di padrone, di dirigenti, di funzionari, d’impiegati, di operai. Una fabbrica con un fatturato da pianificare attentamente anche sulla base della potenzialità del territorio.
La prima regola è quella di insediare la fabbrica su un territorio con abbondanza di popolazione e, quindi, di voti potenziali.
La seconda regola è quella di aprire il maggior numero di sportelli per l’acquisizione del maggior numero possibile di clienti.
La terza regola è quella di offrire il numero più alto possibile di servizi differenziati per venire incontro alle esigenze più disparate.
Una “fabbrica” di voti che si rispetti ha quindi una sede centrale gestita direttamente dal candidato e dai suoi collaboratori più fidati, a cui tutti possono rivolgersi per presentare istanze e richieste. Oltre alla sede centrale, vanno previsti tanti sportelli periferici per quante sono le aree territoriali di cui si intende esercitare il controllo. La direzione di questi sportelli va affidata a collaboratori del candidato che sono, o ambiscono ad essere, essi stessi candidati a livello locale. Il Candidato ha sempre come collaboratori e direttori di filiale, sindaci, assessori e consiglieri comunali, consiglieri circoscrizionali, così come aspiranti sindaci, assessori, consiglieri comunali.


Fondamentali, per la produttività della “fabbrica di voti”, sono però i “terminali” operativi dislocati nelle amministrazioni pubbliche, negli enti statali e parastatali, nelle banche, nelle aziende municipalizzate, nei sindacati, nei patronati, nelle associazioni di categoria, nelle camere di commercio, etc. Sono infatti questi terminali che assicurano la produzione di voti. Dalla loro efficienza ed efficacia dipende, in pratica, il fatturato della “fabbrica” di voti. L’organizzazione è molto moderna, personalizzata e centrata sul cliente. Ogni persona – elettore che abbia un problema che attenga alla sfera di competenza della pubblica amministrazione, può rivolgersi liberamente al Candidato, a uno dei suoi collaboratori, ad un’agenzia o sportello periferico. Il problema e l’elettore vengono immediatamente (e soprattutto, temporaneamente, ovvero fino alla scadenza del test elettorale) presi in carico dall’organizzazione e smistati, con adeguata presentazione, al terminale giusto, quello dove la pratica o la richiesta devono essere presentate e dove magari la stessa giace inevasa da anni.


La forza del Candidato si misura dal numero dei dirigenti, dei funzionari, degli impiegati nell’amministrazione regionale, nelle amministrazioni provinciali della regione, nelle amministrazioni comunali, nelle Asl, nelle municipalizzate, negli Enti, nei sindacati, nei patronati, etc. Un candidato che in Regione ha terminali in tutti gli assessorati; che ha terminali in tutti i comuni della provincia di Napoli; che ha terminali in alcune Asl, in alcuni enti, ha una fabbrica capace anche di più di diecimila voti. Naturalmente si tratta di un candidato che con anni di paziente lavoro si è costruito questa rete di terminali nella pubblica amministrazione occupandosi personalmente della loro assunzione e della loro carriera, così come del loro spostamento, nella posizione più utile alla “fabbrica”. Per questo i terminali si occupano solo delle pratiche e delle richieste che interessano il Candidato e la sua fabbrica. La “fabbrica” diventa anzi per loro la “causa”, l’unica ragione per lavorare ed impegnarsi. Anche i collaboratori e i direttori d’agenzia o di sportello sono, naturalmente, creature del Candidato. Sempre con anni di paziente lavoro li ha scelti e selezionati, ne ha curato l’inserimento lavorativo, ne ha promosso la carriera politica, continua a seguirli e consigliarli con occhio attento e vigile, li gratifica con incarichi ben renumerati, ma richiede assoluta obbedienza e fedeltà alla “causa”, vale a dire alla “fabbrica”. Una fedeltà che non può mancare, perchè anch’essi sono direttamente interessati al buon funzionamento della fabbrica.


Il buon Candidato continua però sempre ad investire nell’ampliamento e nel potenziamento della sua “fabbrica”. Anche quando ha superato il tetto delle diecimila preferenze sa che non può fermarsi, che vanno aperte nuove agenzie e nuovi sportelli, che vanno attivati nuovi terminali in settori in cui maggiore è la richiesta o in servizi lasciati fino a quel momento scoperti. Un lavoro continuo che non lascia tempo al Candidato di occuparsi d’altro che della sua “fabbrica”: tanto che spesso non trova neppure il tempo per affacciarsi bell’assemblea elettiva per cui ha chiesto la preferenza. Ma a lui e ai suoi elettori questa è l’ultima cosa che interessa.

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