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UN’ALTERNATIVA PER I GIOVANI ALLE SIRENE DELLA CAMORRA

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Adesso abbiamo la riprova. La riprova che la lotta alla camorra si gioca, si deve giocare su due piani: repressione ma anche, e soprattutto, prevenzione. La morte di Sebastiano Maglione, il quindicenne freddato con un colpo di pistola alla testa giovedì scorso a Mugnano, un paese a nord di Napoli, non è certo un omicidio da imputare alla guerra fra clan rivali, pronti a spartirsi il traffico di droga o il controllo del mercato delle estorsioni. Nulla di tutto questo. La brutale esecuzione è figlia di una cultura, quella camorristica appunto, che sta devastando il territorio, che disprezza la vita umana, che sta imponendo le proprie regole anche nel quotidiano. Che spinge un ragazzo ad andare in giro per la città a rubare motorini (con in tasca una pistola giocattolo) e altri giovani (di cui almeno tre minorenni) a considerare insopportabile quel gesto e, quindi, a reagire allo sgarro con una vera e propria azione punitiva.
C’è tutto questo nella brutta storia scoperta dai magistrati della Procura partenopea che hanno chiesto e ottenuto l’arresto di cinque persone (all’appello ne mancano ancora due). E allora non è un caso che ad eseguire materialmente quel delitto sarebbe stato un ventisettenne sospettato (ma su questo gli inquirenti si riservano ulteriori accertamenti) di essere vicino agli scissionisti, il gruppo di fuoco che si sta opponendo, a suon di agguati, al clan dei Di Lauro. È stato lui, dicono i pubblici ministeri incaricati della delicata indagine, a trasformare quel raid fatto di ceffoni e pugni, in un omicidio efferato. Ad estrarre la pistola, questa volta drammaticamente vera, ad accanirsi con il calcio dell’arma sulla sua vittima e quindi ad esplodere, fra lo stupore degli altri componenti del branco, il proiettile fatale. Un’azione che non ha giustificazioni, che merita una pena severa ed effettiva, ma per la quale occorre avviare una seria riflessione. Immediata ed urgente.
La domanda è semplice: si può dare un’alternativa credibile a questi g iovani troppo facilmente attirati dal soldo facile e pronti a tutto pur di ottenerlo? Si può cioè impedire loro di cadere nella rete tesa dalla camorra o, comunque, dal clima che la camorra impone? Si può, se una scelta viene loro data. Una scelta che significa lavoro, strutture efficienti, percorsi concreti con le scuole. Si può, anzi si deve, per togliere quantomeno ogni alibi a chi decide di battere comunque la strada criminale. Lo ripetiamo da tempo ma nulla, finora, si è mosso. Nulla di concreto. Soprattutto in clima elettorale, quando sembra più utile rinfacciarsi mancanze che rimboccarsi le maniche. Quando vedremo tutte le istituzioni attorno ad un tavolo per affrontare l’emergenza Napoli? Emergenza che non è solo contrasto alla camorra ma impone anche l’adozione di una serie di interventi utili a ricomporre quel tessuto sociale che si va sempre più sgretolando. Occorre fare presto. Non è più possibile far finta di nulla. Dimenticare che altri ragazzi, numerosi ragazzi, hanno pagato con la vita la loro voglia di legalità: Maurizio Estate, Davide Sannino, Paolino Avella. Nomi che molti nemmeno ricordano più ma che testimoniano, giorno dopo giorno, il ritardo con cui si affronta un problema che non può non essere di interesse nazionale.




Massimiliano Niccoli – AVVENIRE 16 MARZO 2005

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