di GAETANO MONTEFUSCO
GIUGLIANO. Il primo maggio segna l’inizio della stagione balneare e non giungono dati incoraggianti nella nostra regione. Maglia nera ancora una volta, la fu Campania felix, anche se mancano dati ufficiali; carenza di informazioni, questa, che si avvia a diventar cronica visto che è dal 2003 che il riconfermato ministro dell’Ambiente non aggiorna le informazioni in argomento. Ciononostante, spulciando tra le ordinanze che nel 2004 hanno imposto il divieto di balneazione sulle coste campane, è possibile tracciare un quadro abbastanza preciso per l’anno che verrà, come dice il nostro Lucio Dalla in una sua nota canzone.
Interdetti in via definitiva all’uso balneare un paio di decine di chilometri di coste, a causa dell’ineliminabile esercizio delle attività portuali, per il resto il litorale della Campania, che dovrebbe essere balneabile per legge ovunque, tranne che in un tratto di centocinquanta metri da ogni lato delle foci, versa purtroppo ancora in tristi condizioni.
Di anno in anno, anche se verrebbe di dire di elezione in elezione, si parla si ciancia ma le cose non cambiano. Il Commissariato straordinario di Governo alla tutela delle acque è al palo tra tribunali civili e amministrativi e non riesce a far decollare il suo progetto di finanza mentre l’opera di bonifica del Sarno avanza tra gli stenti.
Malauguratamente i Regi Lagni, il Sarno, l’Agnena, il Volturno e, incredibile dictu, (audite, audite!) la foce del “depuratore” di Cuma, continuano ad avvelenare instancabilmente le nostre acque marine tanto da rendere necessario il divieto di balneazione per qualche centinaio di chilometri tra i più belli del mondo dove si può solo prendere il sole o fare qualche doccia.
Il tutto avviene a detrimento di un’economia che fa del turismo una delle sue principali occupazioni, e che potrebbe competere con chiunque al mondo se i nostri governanti, senza esclusione alcuna, invece di preoccuparsi solo di strategie per la conquista del potere, utilizzassero una buona volta questo potere faticosamente conquistato mettendo in campo strategie per risolvere i problemi che ci affliggono.
Spulciando tra le ordinanze di divieto di balneazione si può tracciare una mappa abbastanza precisa delle bandierine nere, mappa che vede Castelvolturno, non fosse altro che per la lunghezza del litorale che possiede, sempre in prima posizione con più di 15 chilometri di costa non balneabile. Per l’esattezza si tratta di 15.232 metri.
Seguono, ma lo stare dopo è dovuto solo ed esclusivamente al fatto che è una più ridotta fascia costiera ad appartenere ai loro territori, Torre del Greco, Pozzuoli e Torre Annunziata rispettivamente con 8.500, 7.557 e 6.016 metri di coste dove il mare si può solo ammirare perché, sebbene sozzo, conserva intatto il fascino della sua bellezza.
Se Castelvolturno, Pozzuoli e le due “Torri” fanno a gara per la maglia nera, c’è poco da sorridere anche a Bacoli e Castellammare, per non parlar di Mondragone, tutti Comuni con più di quattro chilometri di mare in cui non è possibile bagnarsi. Giugliano, poi, con i suoi 2.757 metri di spiagge non balneabili al pari di Ercolano con i suoi 2.304 metri di mare sporco, sembrerebbero poco interessate se non fosse per il fatto che quella considerata è la lunghezza intera delle loro coste. Cellole, con 2.175 metri e Sessa Aurunca con tre chilometri, per dare il quadro completo delle zone più inquinate della Regione, chiudono la lista dei litorali con le bandierine nere.
Certo, si potrebbe replicare è una consolazione che ancora le isole del Golfo ed il Cilento, oltre che la favolosa penisola Sorrentino-Amalfitana, siano posti dove è possibile fare una nuotata.
Purtroppo la consolazione è magra. Riducendo i luoghi dove l’attrattore turistico mare funziona ancora, si ottiene il risultato di un sovraffollamento che non giova al turismo internazionale.
Spagna, Grecia, Croazia e, da ultimo, Tunisia ed Egitto ci rubano turisti a più non posso e noi stiamo a guardare. Fino a quando?
IL DENARO 26 APRILE 2005


